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Il problema della realtà psichica inconscia e dell’inconscio negli insiemi plurisoggettivi (gruppi, coppie, famiglie) resta ampiamente aperto; è accessibile nei dispositivi di lavoro psicoanalitico specifici, ma l’articolazione teorico-clinica chiama uno sforzo per proporne un modello d’intelligibilità. Il problema inciampa su delle difficoltà epistemologiche e concettuali importanti che, per l’essenziale, sono legate alla trasposizione di proposizioni teoriche concepite nella cornice della cura individuale, a dispositivi che ne differiscono profondamente. Anche se i postulati di base (transfert, regola fondamentale) sono al tempo stesso invarianti, ma modulabili in ciascuna situazione psicoanalitica, è necessario prendere in considerazione la realtà psichica propria a tali situazioni. In questo articolo l’autore espone prima come i fondatori della pratica di gruppo hanno pensato o meno tale problema. Propone poi una breve presentazione dei concetti di realtà psichica inconscia e di inconscio così come sono stati elaborati nella cornice della cura individuale. Formula poi alcune delle proprie concezioni e rilancia i propri interrogativi su tale questione.

Il concetto di gruppo di appartenenza occupa un posto centrale nel pensiero e nella teoria psicoanalitica dei gruppi di Jean-Claude Rouchy (1990; 1998; 2001; 2005). L’articolo ne illustra le dimensioni principali e il modo in cui si avvicina e si differenzia dalla “area di appartenenza” (Neri, 1979) e dal “sentimento di appartenenza” (Correale, 1991; 2006). L’analisi di questo concetto costituisce un buon esempio del lavoro della creazione concettuale e dei problemi epistemologici che essa comporta quando si configura come la migrazione di un concetto, creato all’interno di una disciplina (in questo caso la sociologia e la psicologia sociale) e trasferito in un’altra, nello specifico quella della psicoanalisi. L’attenzione dell’autore si sofferma sul fatto che nelle teorie sociologiche e psicosociologiche dei gruppi, il concetto di gruppo di appartenenza è abbinato a quello di gruppo di riferimento, il quale però non è stato oggetto di un lavoro di “naturalizzazione” (Moscovici, 1961) analogo a quello che ha trasformato il concetto di gruppo di appartenenza. Diverse caratteristiche di questo secondo concetto, articolato con il primo, potrebbero comunque presentare un certo interesse se fossero elaborate nell’ambito della psicoanalisi dei gruppi.

Il “complesso del nonno” è stato definito e descritto nel 1913 da Ferenczi; lo stesso anno, Abraham forniva le prime osservazioni psicoanalitiche sul ruolo dei nonni nella psicologia delle nevrosi. Questi due articoli mettono in prospettiva, dal punto di vista del bambino, le relazioni immaginarie che questi stabilisce con la figura del padre (egli è un usurpatore dei beni e del potere del padre) e con quella del nonno (onnipotente, fantasmatizzato come una sorta di Dio padre). Il “complesso del nonno” è anche quello che il bambino costruisce nella sua rappresentazione dei legami tra le generazioni. Viene affrontato dal punto di vista del bambino nel suo rapporto con il complesso di Edipo. In quest’articolo, l’autore propone di capovolgere la prospettiva e di considerare il complesso del nonno come una costruzione psichica del nonno stesso e del complesso di Edipo di questo. La clinica arricchisce l’analisi allargando il campo alle diverse figure del complesso nei nonni; anche la letteratura vi contribuisce, in particolare attraverso l’analisi de L’arte di essere nonno di Victor Hugo. L’autore esamina poi come il futuro viene trasmesso nel contesto del malessere nella cultura contemporanea e come questa cultura abbia una incidenza sul complesso del nonno. L’articolo interroga in fine la questione della temporalità e della sua reversibilità, quella della responsabilità dei genitori e dei nonni dinanzi al futuro e a quella parte della trasmissione di cui non sono padroni.

Questo articolo propone un quadro d’insieme della ricerca portata avanti dall’autore e focalizzata sull’articolazione fra la cura psicoanalitica individuale, il lavoro psicoanalitico nei dispositivi di gruppo e la supervisione delle équipes curanti delle istituzioni psichiatriche che si trovano in difficoltà. Suo obiettivo fondamentale è di offrire un contributo alla conoscenza di aspetti specifici e intrecciati della realtà psichica inconscia in tutti questi ambiti. Dopo aver definito le caratteristiche del lavoro psicoana-litico nei setting di gruppo, l’autore propone la sua ipotesi principale: nei gruppi non c’è un unico spazio di realtà psichica (quello del gruppo come insieme), ma tre. Il primo è quello del “soggetto singolo nel gruppo”; il secondo è quello dei “legami intersoggettivi” che i soggetti contraggono quando incontrano un altro o più di un altro all’interno del gruppo; il terzo è quello dell’“insieme” che i soggetti sviluppano e di cui sono parte, modellandolo ed essendone modellati. L’autore presenta, inoltre, sia i modelli teorici e clinici che ha elaborato, sia i concetti ad essi inerenti: in particolare, i modelli dell’apparato psichico di gruppo, del gruppo interno e della “gruppalità” psichica. Vengono, infine, descritti gli elementi che costituiscono la teoria del legame, basata sulla specificità del transfert e il concetto di alleanza inconscia.

René Kaës

Il complesso fraterno. Aspetti della sua specificità (2006)

INTERAZIONI

Fascicolo: 1 / 2026

Il complesso fraterno o, per dargli la sua estensione massima, il complesso adelfico, non è anzitutto in primo luogo e solamente uno spostamento o un evitamento del complesso di Edipo. Esso ha una struttura, una dinamica ed un’economia specifiche. La sua struttura triangolare e le sue componenti pre-edipiche fanno sì che si articoli per numerosi aspetti al complesso nucleare. È possibile che ne sia la prefigurazione. Sono stati distinti tre livelli logici di analisi: il livello della rappresentazione del complesso fraterno nel mito e nel fantasma; il livello dell’associazione e dei legami tra fratelli-e-sorelle, e ciò implica la presa in considerazione degli effetti psichici che si producono in questo insieme; quello, infine, della relazione d’oggetto fratello e/o sorella nella struttura di questo complesso, per il tale soggetto considerato nella sua storia singolare. A partire del riferimento clinico a due analisi – quella di un uomo e quella di una donna – e dal reperimento del complesso fraterno nei miti di Edipo e Narciso, nei racconti biblici e in qualche fiaba, lo studio precisa alcuni dei rapporti tra doppio narcisistico e bisessualità psichica nel complesso adelfico. Vengono poi presentati alcune direttrici di ricerca per specificare il complesso.

A proposito del gruppo interno, del gruppo, del soggetto, del legame e del portavoce, l’autore di quest’articolo tenta di precisare come questi concetti differiscano, nel contesto delle ricerche di Pichon-Rivière e nelle sue, quando sono messe in relazione alla problematica nella quale acquisiscono il loro senso e la loro funzione. Questi concetti si situano all’interno di un percorso che va dalla psicoanalisi alla psicologia sociale in Pichon-Rivière, mentre l’autore prova a riscrivere attraverso la psicoanalisi le proprie ricerche, in quanto l’ipotesi dell’inconscio influenza tutti questi concetti.

Le alleanze inconsce sono costituite dal legame intersoggettivo, sottoforma di contratto narcisistico, di patto di diniego, della comunanza di diniego. Esse prendono parte alla formazione della rimozione, del rimosso e del ritorno del rimosso: in questo modo esse sono costitutive dello spazio intrapsichico e della soggettività. L’alleanza lega gli inconsci: essa stessa è inconscia.

Lo spazio rappresenta, ancor prima che un ambito di interesse economico, un settore con una chiara e crescente valenza strategica. Tale duplice rilevanza porta con sé una naturale sovrapposizione di regole e tutele per le attività ad esso correlate, in particolare con la disciplina dei poteri speciali del governo, volta alla protezione di attività e beni considerati strategici. L’intreccio tra interessi economici e strategici può così dar luogo a due tipi sovrapposizioni: da un lato, quelle procedimentali, che riguardano la compresenza di regimi autorizzatori per le attività e controlli di sicurezza sulle stesse; dall’altro, quelle teleologiche, in cui obiettivi di politica industriale ed esigenze di protezione degli asset strategici devono trovare un giusto equilibrio.

Martina Carrato, Luca Golisano

La legge sul procedimento amministrativo in assenza di gravità

DIRITTO COSTITUZIONALE

Fascicolo: 1 / 2026

Da attenta spettatrice delle dinamiche internazionali ad attore di peso nella regolazione della nuova space economy: così si può descrivere la traiettoria seguita dall’Italia in questi ultimi anni e culminata nella legge n. 89/2025. Le frontiere aperte dall’innovazione tecnologica rendono però necessario ripensare l’architettura dei procedimenti amministrativi disegnati nel Novecento. Questo scritto, pertanto, intende indagare come la nuova legge, nel disciplinare il rilascio delle autorizzazioni allo svolgimento delle attività spaziali, abbia innovato, pur al netto di diverse ambiguità, il tradizionale procedimento a istanza di parte per come delineato nella legge n. 241/1990.

Elisabetta Tatì

Lo Spazio come impresa comune nell’ordinamento europeo: tra ricerca e innovazione

DIRITTO COSTITUZIONALE

Fascicolo: 1 / 2026

Come l’intervento pubblico nell’economia spaziale può raggiungere maggiori livelli di efficienza? Il modello della collaborazione pubblico-privata è senz’altro una delle strade con la maggiore probabilità di successo. Esso può realizzarsi in vari modi. Si può ricorrere al public procurement ma soprattutto si può intervenire attraverso lo strumento della partnership, in modi via via più innovativi e capaci di rispondere alle peculiarità del settore in esame. Questo articolo esplora le potenzialità dello strumento della c.d. joint undertaking (o impresa comune) nel settore spaziale alla luce dei trattati europei e del programma Horizon Europe, considerandolo una possibile strada privilegiata per gli obiettivi esplorativi di cui sopra.

L’articolo indaga la natura delle attività svolte da un operatore spaziale all’interno di un partenariato pubblico-privato avente ad oggetto un’infrastruttura o un servizio satellitare. Attraverso l’analisi dell’art. VI del Trattato sullo Spazio, dei criteri di attribuzione delle attività private allo Stato e delle funzioni attribuite alle parti nel PPP, si chiarisce perché le attività svolte dal partner privato restino “non-governative”. Ne emergono implicazioni decisive: responsabilità limitata dello Stato, oneri gravosi per gli operatori, e un inedito intreccio tra disciplina del PPP e disciplina della l. n. 89/2025.

L’articolo ricostruisce l’evoluzione della partnership pubblico-privato nelle attività spaziali dagli anni Sessanta ad oggi, soffermandosi, in particolare, sul modello statunitense e su quello europeo. Il primo è un modello a trazione privata (ma con una forte connessione tra apparato della difesa e oligopoli privati), che ha puntato molto sulla deregolazione interna, sull’inserimento negli interstizi e nelle lacune della regolazione internazionale, sul conferimento di un elevato margine di azione alle corporations private operanti nelle Big Tech, sulla premialità per la ricerca tecnologica innovativa e dirompente, sulla flessibilità e derogabilità delle regole di concorrenza. Il secondo è invece un modello misto, edificato sul coordinamento e la cooperazione tra internazionale, sovranazionale e nazionale, tra pubblico e privato, tra tecnica e politica, meno dinamica sul piano dell’innovazione e della rapidità di realizzazione, più sensibile ai temi della sostenibilità, più attenta alla regolazione, alla armonizzazione, alla redistribuzione proporzionata degli investimenti sul tessuto industriale.

Giulio Rivellini

Il personale nelle agenzie spaziali: natura giuridica e prospettive

DIRITTO COSTITUZIONALE

Fascicolo: 1 / 2026

Le nuove funzioni legate all’economia dello spazio impongono una revisione di alcuni istituti del diritto amministrativo, oltre a richiedere alcuni accorgimenti sul versante istituzionale delle agenzie spaziali. Mentre in passato lo spazio era appannaggio del settore della ricerca e della difesa, in futuro potrebbe trasformarsi in terreno di sfruttamento economico. Anche i dipendenti delle agenzie spaziali sono investiti da questo fenomeno. Le funzioni attribuite alle agenzie spaziali come l’ASI, l’ESA o l’EUSPA stanno evolvendo, e con esse deve evolvere anche il regime giuridico del loro personale. Questo articolo analizza dunque la disciplina dei dipendenti delle agenzie spaziali, soffermandosi sulle regole applicabili all’ASI, all’ESA e all’EUSPA, e provando a delinearne le prospettive evolutive.

Manfredi Matassa

I profili giuridici della cibersicurezza nello Spazio

DIRITTO COSTITUZIONALE

Fascicolo: 1 / 2026

Il contributo analizza gli aspetti giuridici della sicurezza cibernetica nel settore spaziale, esaminando l’evoluzione del quadro normativo sia a livello nazionale che europeo. Dopo aver ripercorso le tappe fondamentali della disciplina – dalla direttiva NIS al Perimetro di Sicurezza Nazionale Cibernetica, fino alla direttiva NIS2 – lo studio si concentra sulle modalità di coordinamento tra i due livelli di regolamentazione, evidenziando le criticità legate alla loro sovrapposizione. Infine, l’analisi si conclude con l’esame della proposta di regolamento EU Space Act, che mira a introdurre una normativa specifica per il settore Spazio

Chiara Cellerino

La proposta di “EU Space Act” e il suo possibile impatto

DIRITTO COSTITUZIONALE

Fascicolo: 1 / 2026

Lo scritto analizza il contesto nel quale si inserisce la Proposta di regolamento della Commissione europea sulla sicurezza, la resilienza e la sostenibilità delle attività spaziali nell’Unione, meglio noto con la denominazione inglese EU Space Act, le finalità che essa persegue nel contesto socio-economico e geo-strategico attuale, i suoi principali contenuti anche in relazione a tali finalità, nell’ottica di identificare il possibile impatto che essa produrrebbe sulle competenze e legislazioni degli Stati membri in questa materia, sull’industria europea dello spazio e, più in generale, sulla governance europea delle attività spaziali

Maria Elena De Maestri

La governance multilivello delle attività spaziali

DIRITTO COSTITUZIONALE

Fascicolo: 1 / 2026

Le attività spaziali hanno subito un’evoluzione in termini soggettivi e oggettivi tale da mettere in discussione l’attualità del regime internazionale di governance affermatosi nella seconda metà del secolo scorso. L’esame dell’attività normativa dei soggetti deputati ad intervenire in questo settore dimostra come si assista oggi ad una governance policentrica che nella visione dell’autrice ben può perseverare nel raggiungere gli obiettivi fissati dalle Nazioni Unite nei primi Trattati, senza pregiudicare gli interessi nazionali.

Luna Aristei

La sostenibilità ambientale delle attività spaziali tra debris e future generazioni

DIRITTO COSTITUZIONALE

Fascicolo: 1 / 2026

La questione dei detriti spaziali è diventata una priorità, data la costante crescita del numero di oggetti artificiali in orbita e l’aumento esponenziale del rischio di collisioni. Tra l’altro, lo spazio extra-atmosferico, un dominio di risorse a cui tutti hanno accesso, rientra nella categoria dei beni comuni, essendo necessaria una sua regolazione per evitare comportamenti opportunistici e garantire un suo uso sostenibile a vantaggio delle future generazioni. A tal fine, occorre adottare un modello di “economia spaziale circolare”, che prolunghi la vita utile dei satelliti attraverso servizi in orbita e favorisca il riutilizzo e il recupero dei componenti, nel rispetto anche dello sviluppo sostenibile.

Ida Chiara De Rosa, Susanna Screpanti

Space mining. tra potere pubblico e attività privata

DIRITTO COSTITUZIONALE

Fascicolo: 1 / 2026

L’ingresso di attori privati nello spazio e la prospettiva che essi possano svolgere attività di space mining hanno mostrato le lacune dell’ordinamento internazionale nella regolamentazione dello sfruttamento delle risorse cosmiche. Il presente articolo si propone di esaminare l’ammissibilità delle attività di space mining alla luce del diritto internazionale dello spazio, analizzando il divieto di appropriazione sancito dal Trattato sullo Spazio Extra-atmosferico, la responsabilità statale per lo svolgimento di attività private nello spazio e le legislazioni nazionali adottate sinora adottate, con particolare focus sulla legge italiana n. 89/2025.

Pietro Pustorino

Spazio extra-atmosferico e beni comuni nel diritto internazionale

DIRITTO COSTITUZIONALE

Fascicolo: 1 / 2026

Il lavoro esamina il regime dei beni comuni nel diritto internazionale dello spazio, con particolare riguardo all’applicazione dei principi del patrimonio comune dell’umanità e della res communis omnium. L’autore mette in luce come i due principi in questione trovino fondamento nei trattati internazionali sullo spazio extra-atmosferico e costituiscano altresì il fondamento giuridico di altri principi generali contenuti nel regime normativo convenzionale rilevante in materia. Viene inoltre sottolineata l’importanza del riferimento ai suddetti principi di diritto internazionale e soprattutto al principio del patrimonio comune dell’umanità al fine di contenere le pretese statali di uso e controllo esclusivi dello spazio extra-atmosferico e delle sue risorse.