RISULTATI RICERCA

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Roger E. Backhouse, Bradley W. Bateman

Keynes and the Welfare State

HISTORY OF ECONOMIC THOUGHT AND POLICY

Fascicolo: 1 / 2012

This paper considers the question of what influence J.M. Keynes had on the evolution of the welfare state after the Second World War. First it weighs whether his non-utilitarian approach to economic theory and welfare measurement had an impact on the growth of the welfare state. Then it considers whether the influence came through Keynes’s advocacy of deficit spending. After rejecting both of these explanations the role of full employment in sustaining the welfare state is weighed. The paper concludes with a consideration of what might be necessary in preserving the welfare state in the face of the recent financial crisis and the sovereign debt crises that have emerged subsequent to the crisis.

Giorgio Lunghini

Keynes e Freud

COSTRUZIONI PSICOANALITICHE

Fascicolo: 25 / 2013

L’autore mette in rilievo come la propensione alla liquidità, che rappresenta un caposaldo della teoria keynesiana dell’economia politica, sia largamente ispirata dai concetti freudiani di analità, voracità e sublimazione. Il lavoro di Freud era conosciuto ed apprezzato da Keynes come è testimoniato da una lettera di Keynes inviata nel 1925 a The Nation.

Franco Pozzolo Alberto, Antonella Rancan

Keynes e il lungo periodo: le possibilità economiche dei nostri nipoti

QA Rivista dell’Associazione Rossi-Doria

Fascicolo: 1 / 2010

Il paper propone una lettura comparata dei saggi raccolti in un recente volume curato da Pecchi e e relativi alla riflessione keynesiana di lungo periodo contenuta in Economic possibilities for our grandchildren. Il commento si concentra su due delle principali previsioni di Keynes, cioè, il miglioramento del tenore di vita e il superamento del problema economico, fornendo una lettura alternativa, incentrata sul loro carattere utopico piuttosto che analitico. Sotto quest’ultimo aspetto, viene proposto un confronto con le tesi esposte da Keynes nella General Theory e quelle sviluppate dagli economisti della scuola postkeynesiana.

Luca Michelini

Keynes o Marx? Sulle origini e i rimedi delle crisi

STUDI ECONOMICI

Fascicolo: 105 / 2011

Ricorrendo ad un excursus di storia del pensiero economico che richiama i contributi di Proudhon e Gesell, l’autore puntualizza differenze e convergenze che sussistono tra l’analisi di Keynes delle cause e dei rimedi delle crisi e quella di Marx. L’invito è di superare la pura disputa dottrinaria, per trovare concrete e innovative prassi di governo capaci di superare un modo di produzione capitalistico sempre più ingiusto, instabile e conflittuale. Resorting to an overview of the history of economic thought that recalls the contributions of Proudhon and Gesell, the author points out that there are differences and convergences between Keynes’s analysis of the causes and remedies of the crisis and those of Marx. The invitation is to go beyond the pure doctrinal disputes, to find practical and innovative governance practices that exceed a capitalist mode of production more and more unjust, unstable and conflictual.

Le ragioni che spingono a riflettere sulla lezione di Keynes nascono dalla constatazione della manifesta incapacità della teoria economica dominante, mainstream, di spiegare le ragioni di un’instabilità ciclica sempre più grave che ha caratterizzato il capitalismo a partire dagli anni settanta fino all’ultima grande recessione in corso. Dopo aver bollato come eretica la teoria keynesiana e averla espunta dal dibattito economico e dai manuali di economia, oggi gli economisti ortodossi, come nella crisi degli anni trenta, non sanno spiegare e non sanno prescrivere adeguati rimedi per risolvere il risorgente dramma della disoccupazione di massa. Da questa premessa parte una rivisitazione della "rivoluzione incompiuta" di Keynes, che vuole mettere in evidenza sia i limiti teorici e ideologici che segnano l’arco del suo riformismo, sia la sua visione assolutamente innovativa e originale di governo del ciclo, tutto giocato sul controllo della domanda aggregata finalizzata alla realizzazione della piena occupazione.

A cura della Redazione

Keywords

CADMO

Fascicolo: 2 / 2012

Antonella Marino, Maria Vinella

Keywords.

Decalogo per una formazione all'arte contemporanea

L’arte contemporanea disegna nel mondo panorami aperti e problematici, disponibili ai ripetuti ampliamenti dei propri confini. Per questo occorrono nuove strategie di apprendimento dell’arte, delle sue storie e delle sue teorie. Con dieci keywords il testo richiama i temi prioritari del dibattito artistico più recente. Un volume per studiosi, docenti e appassionati d’arte, ma soprattutto studenti universitari e dell’Alta Formazione artistica.

cod. 449.3

Nel romanzo Kim (1901), Rudyard Kipling cerca di comprendere la complessità dell’India, quale paese multietnico, sotto l’impero britannico apparentemente benevolo (Raj). Il paesaggio umano e geografico dell’India, derivato dall’esperienza personale di Kipling, si sviluppa attraverso un cruciale dispositivo narrativo: i due personaggi principali sono un giovane sahib, di origini irlandesi, trasformato in un onnipresente ragazzo camaleontico e un venerabile, ingenuo, lama buddista, alla ricerca del sacro Fiume della Freccia. Viaggiando insieme, sono involontariamente coinvolti da un’altra figura paterna (Mahbub Ali, un commerciante di cavalli afgano) nel Grande Gioco, un’eredità storica del XIX secolo della lotta per il potere coloniale, ponendo i "veri" governanti britannici contro le avide spie russe. La crescente rilevanza del Grande Gioco, per la quale Kim viene istruito dai suoi maestri bianchi, è sottolineata soprattutto dai critici postcoloniali, che rilevano uno sgradevole significato ideologico sottointeso che indebolisce l’intero processo estetico. La complessità della trama di Kim, tuttavia, che introduce diverse interpretazioni della realtà (la ruota della vita buddista è vista come una persistente alternativa al Grande Gioco) e che mette in discussione l’identità ibrida di Kim, non consente una facile risposta. In aggiunta, attraverso Kim, il Grande Gioco acquisisce una qualità giocosa e umoristica che ricorda ai lettori lo sforzo creativo dell’autore, puntando a un livello più profondo di immaginazione e plasmando una relazione affascinante tra il mondo interiore di Kim e l’immensità profonda dell’India

Tullio Chiminazzo

Kinga.

Italia - Madagascar. Nuovi modelli economici

Accanto ai tre fattori produttivi classici (Terra, Lavoro e Capitale), il volume ne propone un quarto: la Conoscenza. Conoscenza della sapienza umana accumulata per secoli, conoscenza di sé, dell’altro, del diverso, delle infinite possibilità combinatorie delle idee in un effetto moltiplicatore per un’economia a servizio del reale benessere della persona e della comunità.

cod. 2000.1335

Francesco Sacchetti, Alessandro Fiori

KipUp

Un progetto di ricerca-azione per l’engagement dei NEET

In un’epoca di rapide trasformazioni sociali ed economiche, il fenomeno dei NEET – giovani che non studiano, non lavorano e non seguono percorsi di formazione – rappresenta una sfida cruciale per le politiche giovanili e del lavoro. Il libro racconta un percorso fatto di ascolto, partecipazione e sperimentazione, con l’obiettivo di costruire strategie efficaci per coinvolgere i giovani e aiutarli a ritrovare fiducia nel proprio futuro.

cod. 11520.26

Paola Catarci

Kitchen stories: otto anni con la infant observation

PSICOTERAPIA PSICOANALITICA

Fascicolo: 1 / 2023

Accanto alla descrizione dell’esperienza di infant observation, nel lavoro vengono enucleati alcuni aspetti che la caratterizzano, sia per quel che riguarda la formazione psicoanalitica degli allievi, che per la soggettività del docente. Vengono discusse le difficoltà iniziali degli allievi quando si trova-no a dover ricercare una famiglia che si presti all’esperienza dell’osservazione. Si discute del possibile sviluppo della neutralità ana-litica da parte degli allievi, quando si cimentano con la costruzione del setting osservativo. Vengono proposte delle riflessioni sulle qualità particolari della formazione in psicoanalisi, differenziando tra metodo e tecnica. Viene descritta l’importanza di elaborare, da parte degli allievi, una dimensione di identificazione col docente, che trascenda i singoli con-tenuti, ma si configuri piuttosto come una dimensione di filiazione. Vengono proposte delle notazioni sull’importanza di confrontare gli allievi con l’esperienza della scrittura, considerata un valido strumento psicoanalitico per le sue qualità elaborative non solo per quel che ri-guarda il pensiero cosciente, ma anche per la potenzialità soggettivante che questo elemento possiede. Fanno da contrappunto al lavoro dell’autore citazioni estratte dagli elaborati finali di alcuni allievi.

Laura Lo Presti

Klaus Dodds: ai confini della geopolitica

RIVISTA GEOGRAFICA ITALIANA

Fascicolo: 1 / 2025

In questo articolo-intervista, l’autrice dialoga con Klaus Dodds, eminente studioso di geopolitica critica, esplorando i suoi principali ambiti di ricerca: la geopolitica popolare, l’Artico e la geopolitica non-umana. Il confronto mette in evidenza le tensioni tra la tradizione della geopolitica classica e gli approcci critici, interrogandosi su come l’analisi dei discorsi e delle rappresentazioni possa convivere con le istanze del realismo e della geografia fisica. L’approccio di Dodds affronta non solo i conflitti territoriali attuali, come quello tra Israele e Gaza, ma anche le modalità con cui l’umanità interagisce con il pianeta, sottolineando come i dibattiti sulle divisioni territoriali rischino di oscurare le crisi ecologiche che coinvolgono tutte le forme di vita e, di conseguenza, la geopolitica stessa. Questa prospettiva più ampia propone una geopolitica più (che) umana, capace di integrare le dimensioni materiali e immateriali, entrambe fondamentali nel plasmare le dinamiche globali.

Carlo Buzzi, Francesca Sartori

Klima 2012: il benessere organizzativo.

Un'indagine sul personale dell'Amministrazione comunale di Bolzano

Il “ben fare” delle organizzazioni non può essere disgiunto dal “ben essere” delle risorse umane che vi operano: il volume riporta i risultati di una ricerca che indaga gli aspetti chiave su cui intervenire per favorire lo sviluppo della motivazione e il senso di appartenenza dei lavoratori e delle lavoratrici dell’Amministrazione comunale di Bolzano.

cod. 1520.750

Eddy Hogg, Jeremy Kendall, Beth Breeze

Knitting together? the third sector and the state in England

SOCIOLOGIA E POLITICHE SOCIALI

Fascicolo: 3 / 2015

Third Sector organisations and the State have sought to work together in England since the inception of the Welfare State, yet rarely has there been greater debate about this relationship than at present. Successive governments have sought to redefine the dominant pattern, with the policy focus moving from more ad hoc relationships to an (expressed) commitment to partnership and, more recently, to a push towards relatively passive delivery of state contracts. This paper maps the sector, charts this changing relationship and explores key areas of debate: the role of charitable organisations in the English policy environment, the importance of scale with regards to relations between State and sector; and the impact of commissioning in recent years. We conclude by considering the potential implication of change for the distinctiveness of the Third Sector.

Wanda J. Orlikowski

Knowing in practice: Enacting a collective capability in distributed organizing

STUDI ORGANIZZATIVI

Fascicolo: 2 / 2008

Knoving in practice: Enacting a collettive capability in distributed organizing - In this paper, I outline a perspective on knowing in practice which highlights the essential role of human action In knowing how to get things done in complex organizational work. The perspective suggests that knowing is not a static embedded capability or stable disposition o\ actors, but rather an ongoing social accomplishment, constituted and reconstituted as actors engage the world in practice. In interpreting the findings of an empirical study conducted in a geographically dispersed hightech organization. I suggest that the competence to do global product development is both collective and distributed, grounded in the everyday practices of organizational members. I conclude by discussing some of the research implications of a perspective on organizational knowing in practice.