RISULTATI RICERCA

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Sergio Vaccà

La crisi Fiat

ECONOMIA E POLITICA INDUSTRIALE

Fascicolo: 119 / 2003

Renzo G. Avesani

La crisi finanziaria è un test per Basilea II?

ECONOMIA E POLITICA INDUSTRIALE

Fascicolo: 4 / 2009

Is the financial crisis a test for Basel II? - In the last few months the debate about the Basel II framework has been intensified by the extent of the current financial crisis. The main discussion focused also on the impact of the new capital regulation over the business cycle fluctuations. Some market players fear that the new framework may be pro-cyclical as it is based on risk sensitive principles. Indeed the Basel II Committee is working on reforming part of the existent regulation. But, at the same time, the soundness of the main body of the framework has been confirmed by the supervisors. Anyway it is unreasonable to think that an extensive regulation concerning capital requirements is enough to prevent any excess of the financial market. In fact, the best lesson we may learn from the present crisis is that only a sound and cautious corporate governance leads to a responsible balance between financial profits and underlying risks. A brief description of the crises on the Italian market is also presented. The traditionally conservative lending practice of the Italian banking system seems to have shielded, in part, this economy from the crisis.

Alberto Martinelli

La crisi globale e le varietà del capitalismo

SOCIETÀ E STORIA

Fascicolo: 139 / 2013

L’intervento riflette sulle ricadute della crisi economica globale sul nostro modo di fare Storia dell’impresa, e, classificando differenti forme di capitalismo, fornisce nuove proposte su come affrontare la sua storia e il suo sviluppo in chiave retrospettiva.

Orietta Moscarda Oblak

La crisi istriana del secondo dopoguerra: dalle opzioni al Cominform (1947-1951)

ITALIA CONTEMPORANEA

Fascicolo: 287 / 2018

Il saggio focalizza l’attenzione sulla questione delle opzioni a favore della cittadinanza italiana previste dal Trattato di pace per la popolazione italiana che viveva nei territori annessi alla Jugoslavia. Sulla base delle fonti ex jugoslave disponibili presso gli archivi croati, il saggio propone un approccio diverso rispetto a quello fin qui prodotto dalle storiografie nazionali, vale a dire un’analisi dall’interno del processo decisionale dei vari attori jugoslavi, al fine di esplorarne presupposti, articolazioni, evoluzione e contraddizioni. L’autrice discute la complessiva politica dei "poteri popolari" nei confronti degli italiani, segnata dalla profonda contraddizione fra obiettivi dichiarati e prassi repressiva; analizza l’impatto della crisi del Cominform sul territorio, che prospettò per il regime una nuova emergenza, quando si era da poco conclusa quella legata alla definizione del confine con l’Italia. Nei confronti di questi due fenomeni contemporanei, le autorità jugoslave reagirono con misure repressive e una politica di violenza, che determinarono in larga parte il ricorso alle opzioni da parte della popolazione.

Paul-Claude Racamier, Simona Taccani

La crisi necessaria

Il lavoro incerto

Un’opera chiave sia per conoscere il pensiero di Racamier, sia per avvicinarsi al concetto di crisi che descrive. Rivolto a psichiatri, psicologi e psicoterapeuti, il testo è di fondamentale utilità per gli allievi delle scuole di specializzazione, ma anche per il lettore profano, se attento ai richiami e alla suggestione della sua vita interiore e intersoggettiva.

cod. 1215.1.29

Antonio Ricci

La crisi osseto-georgiana nel Caucaso post-sovietico

AFFARI SOCIALI INTERNAZIONALI

Fascicolo: 3 / 2002

L’Ossezia è una regione nel cuore del Caucaso letteralmente tagliata in due dalla catena caucasica e perciò nettamente suddivisa in una parte settentrionale e in una meridionale. Questo dato geografico riflette la sua situazione amministrativa che, dai primi anni dell’era sovietica, la vede divisa in due entità statali autonome, le cui vicende storico-politiche sono andate nel corso degli anni differenziandosi, nonostante una origine comune antichissima e del tutto specifica che fa dell’etnia osseta un unicum all’interno del contesto caucasico. Dal 1918 il destino dell’Ossezia del Sud si è legato con quello della Georgia di cui sotto diversi nomi la regione ha costituito un’entità subordinata fino alla crisi del 1989, che ha condotto all’ottenimento di uno status di autonomia de facto. Le istanze indipendentiste degli osseti del sud nascono dalla volontà di riunirsi con gli osseti del nord oppure di sottoporsi all’amministrazione russa piuttosto che a quella georgiana a causa del tradizionale sentimento filo-russo da parte di questa popolazione, ma anche dalla necessità di trovare scampo dalle persecuzioni subite da parte del ricorrente ultra-nazionalismo georgiano, che non perdona agli osseti le simpatie filo-russe e la specificità culturale. Già nel 1920 l’ultra-nazionalismo georgiano aveva condotto al "genocidio" di quasi 20.000 osseti; nel 1989 l’ascesa al potere in Georgia del nazionalista Gamsakhurdia (ott. 1990- gen. 1992) produsse nuovi provvedimenti discriminatori e tendenti alla "georgianizzazione" delle minoranze o all’espulsione delle cosiddette etnie "non autoctone", stabilite secondo le arbitrarie ricostruzioni degli storici georgiani sciovinisti. La classe dirigente dell’Ossezia del Sud è stata pronta a reagire e a mobilitare l’attenzione dell’Ossezia del Nord e della Russia in sua difesa. Dal 1992 il conflitto è stato sedato grazie all’intervento di una forza congiunta di peace-keeping (composta da truppe russe, georgiane, sud-ossete e nord-ossete) che ha condotto le parti in conflitto a firmare un armistizio e ad accettare di negoziare la risoluzione del conflitto. Contemporaneamente è stata istituita una Commissione di Controllo Congiunta (composta dalle quattro parti interessate e dall’OSCE e l’UNHCR) affinché sorvegli l’attività della forza congiunta di peace-keeping e partecipi in qualità di osservatore ai negoziati. Particolarmente intensa è anche l’attività dell’OSCE, che ha stabilito in Georgia una Missione ad hoc, e dell’UNHCR per l’assistenza e la protezione della popolazione profuga coinvolta nel conflitto di etnia sia osseta che georgiana. Nonostante il dispiegamento delle diplomazie e le dichiarazioni accondiscendenti, il processo di risoluzione del conflitto si è ben presto arenato in una situazione di stallo, che si riverbera sulla popolazione e sul territorio che, dopo 8 anni dall’armistizio, continua a vivere in una situazione di crisi permanente. Le prospettive future vedono l’Ossezia del Sud fragile e del tutto isolata; mentre la Georgia è intenzionata a non recedere sul principio dell’integrità territoriale per non correre il rischio di scatenare la ribellione delle altre consistenti minoranze presenti nel suo territorio. Tuttavia il compromesso sembra più vicino dopo che l’adesione della Georgia al Consiglio d’Europa è stata vincolata alla risoluzione del conflitto osseto oltre a quello abkhazo.

L’articolo focalizza il diritto o la pratica collaborativa come uno dei più significativi strumenti di risoluzione alternativa del contenzioso familiare che giunge a valle di un profondo mutamento culturale. I professionisti collaborativi non sono soltanto avvocati, ma anche commercialisti, mediatori familiari, psicologi che si impegnano per offrire ai cittadini un approccio non contenzioso, riservato e rispettoso della dignità dei soggetti coinvolti per la gestione delle questioni attinenti la loro separazione e/o divorzio, l’affidamento dei bambini, la revisione degli accordi e le altre questioni di diritto di famiglia, utilizzando il "diritto (definibile anche metodo) collaborativo". Oltre l’esito deflattivo del contenzioso, il metodo collaborativo presenta altresì aspetti di indubbia utilità sociale. L’articolo, dopo una descrizione della storia del diritto collaborativo, presenta i principi e le procedure che guidano i professionisti che aderiscono alla sua pratica.