Il saggio focalizza l’attenzione sulle diverse relazioni intessute nel tempo tra Civita e il suo territorio. Lo fa collocando la vicenda di questo piccolo nucleo all’interno di quel processo di ristrutturazione economico-sociospaziale che Lefebvre definisce rivoluzione urbana. Una rivoluzione che, nel territorio di Civita, provoca un doppio movimento: da un lato decreta l’abbondono del territorio e lo spopolamento del nucleo e dall’altro favorisce, nell’innescare nuove forme urbane di appropriazione del borgo, un processo di estetizzazione e di spettacolarizzazione del paesaggio. A partire da un’analisi critica di questa trasformazione l’autrice prova a suggerire delle piste per uscire da questa narcosi estetizzante ripartendo dalla specificità della relazione, stabilita nella storia, dagli uomini che qui hanno vissuto, con la fragilità di questa terra.