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Il saggio focalizza l’attenzione sulle diverse relazioni intessute nel tempo tra Civita e il suo territorio. Lo fa collocando la vicenda di questo piccolo nucleo all’interno di quel processo di ristrutturazione economico-sociospaziale che Lefebvre definisce rivoluzione urbana. Una rivoluzione che, nel territorio di Civita, provoca un doppio movimento: da un lato decreta l’abbondono del territorio e lo spopolamento del nucleo e dall’altro favorisce, nell’innescare nuove forme urbane di appropriazione del borgo, un processo di estetizzazione e di spettacolarizzazione del paesaggio. A partire da un’analisi critica di questa trasformazione l’autrice prova a suggerire delle piste per uscire da questa narcosi estetizzante ripartendo dalla specificità della relazione, stabilita nella storia, dagli uomini che qui hanno vissuto, con la fragilità di questa terra.

Questo saggio si configura come una biografia territoriale di Civita di Bagnoregio. Si tratta del racconto complesso di un duello con la morte che affonda le proprie radici nella fragilità geomorfologica del borgo. È anche il racconto di una comunità che per secoli ha saputo opporsi tenacemente a questo tragico destino, intessendo un rapporto di cura, vitale e operoso, con il territorio. Almeno fino al momento in cui le spinte all’industrializzazione e il conseguente abbandono dei campi obbligano i civitonici a lasciare dolorosamente quel loro scoglio martoriato. Civita a partire dagli anni ’60 viene progressivamente riscoperta dall’esterno. Quello che s’inaugura è un nuovo ciclo vitale, con nuovi abitanti e nuovi usi urbani, che fanno leva su processi di estetizzazione diffusa. È l’amplificazione di questi stessi processi, tuttavia, che finirà con il produrre pericolosi processi di mercificazione e museificazione territoriale.

Giovanni Attili

Civita di Bagnoregio: dall’abbandono alla reinvenzione turistica

TERRITORIO

Fascicolo: 86 / 2018

Questa introduzione vuole brevemente soffermarsi sulle principali trasformazioni territoriali che, in termini estremi e paradigmatici, contraddistinguono Civita di Bagnoregio. Si tratta di una narrazione che si concentra su alcuni passaggi fondamentali: lo spopolamento del nucleo abitativo a seguito del processo di industrializzazione che recide la relazione vitale e operosa che gli abitanti avevano con la terra agricola circostante; le nuove forme urbane di appropriazione del borgo e i conseguenti processi di estetizzazione del paesaggio; la riscoperta turistica del borgo ad uso e consumo di un’industria che finisce con il produrre pericolosi processi di mercificazione e museificazione territoriale. Si tratta di una traiettoria trasformativa, dall’abbandono alla reinvenzione turistica, che costituisce la trama attorno a cui si snodano i diversi contributi di questo servizio.

Enzo Scandurra

Civita: futuro anteriore

TERRITORIO

Fascicolo: 86 / 2018

Civita nell’immaginario turistico rappresenta la città che muore. E della propria morte fa spettacolo. A Civita abbandono e turismo si contendono il primato. Entrambi accelerano i processi distruttivi. Un borgo che vive della sua morte, che avviene lentamente. Questa sua morte si è trasformata in uno spettacolo che attira turisti da ogni parte del mondo. Così che la sua storia si trasforma in una nuova narrazione, cancellando ogni traccia del proprio passato e allontanando il futuro. Ma questo è proprio ciò che si vuole: fare spettacolo della sua agonia senza che vengano intraprese azioni finalizzate a restituirgli una nuova vita. Perché anche la morte, nell’era del turismo, è un evento da cui ricavare risorse. È il paradosso del turismo che preferisce la parvenza di vita anziché la vita vera, il falso di vita anziché il vivere veramente.

Giorgio Afferni, Angelo Danilo De Santis, Orsola Razzolini, Giuseppe Antonio Recchia

Class action e lavoro: questioni aperte

GIORNALE DI DIRITTO DEL LAVORO E DI RELAZIONI INDUSTRIALI

Fascicolo: 183 / 2024

Ruth Milkman

Class Inequalities Among Women

SOCIOLOGIA DEL LAVORO

Fascicolo: 144 / 2016

Since the 1970s, gender inequalities have declined dramatically in the USA, but in the same period, class inequalities rapidly widened, with profound implications for both women and men. This article documents the fact that class inequalities among women in the 21st century USA are greater than ever before. Job segregation by gender declined in elite jobs but remained unchanged in working-class jobs. And endogamous marriage and mating further multiplied inequalities among women. Although public concern about class inequality has surged in recent years, the rapid rise in within-group’ inequalities among women has received far less attention.

Vincenzo Fortunato

Classe dirigente, cultura manageriale e sviluppo nel Mezzogiorno

SOCIOLOGIA DEL LAVORO

Fascicolo: 162 / 2022

L’articolo analizza alcuni dei principali risultati che emergono da una recente ricerca sulla presenza di manager e dirigenti nelle imprese meridionali e, più in generale sulla scarsa diffusione della cultura manageriale al Sud. Il ruolo svolto dai dirigenti d’impresa nello sviluppo del Mezzogiorno è un tema tanto rilevante quanto poco o affatto esplorato dalla letteratura socioeconomica che focalizza, invece, l’attenzione soprattutto sul ruolo degli imprenditori, dei sindacati e delle istituzioni. I manager e i dirigenti aziendali costituiscono, invece, un banco di analisi privilegiato e utile a comprendere le dinamiche all’interno delle imprese, le tensioni con l’imprenditore, gli elementi di arretratezza e innovazione, le potenzialità e i vincoli allo sviluppo di imprese moderne, competitive e in grado di affrontare con successo le sfide dei mercati globali. Utilizzando i dati, l’obiettivo è quello di approfondire la nostra conoscenza sul ruolo del management; di comprendere se e in quale misura la diffusione della cultura manageriale rappresenta un fattore in grado di influire sullo sviluppo; attraverso quali politiche e interventi è possibile rimuovere gli ostacoli e promuovere lo sviluppo della cultura manageriale nelle realtà del Mezzogiorno; qual è il ruolo dei contesti locali e degli altri attori dello sviluppo.

Marco Damiani

Classe politica locale e reti di potere

Il caso dell'Umbria

Il volume si misura con l’analisi del ceto politico locale e con le trasformazioni apportate ai sistemi politici periferici, tra XX e XXI secolo, con l’introduzione dell’elezione diretta del sindaco e del presidente della provincia. Dopo una dettagliata descrizione della classe politica subnazionale in Italia e nei principali Paesi europei, il testo illustra il grado di cambiamento registrato tra gli amministratori comunali di una singola regione italiana: l’Umbria.

cod. 1520.683

Vincenza Benigno, Giovanni Caruso

Classi ibride e inclusione socio-educativa.

Il progetto TRIS

Gravi patologie croniche costringono molti studenti a lunghe assenze da scuola. Ciò rallenta il processo di apprendimento e mina il senso di appartenenza al gruppo dei pari. Per questo nel 2013 MIUR, CNR e Fondazione TIM lanciano il progetto TRIS (Tecnologie di Rete e Inclusione Socio-educativa) al fine di studiare un modello di intervento centrato su approcci didattici attivi e partecipativi, estendibile a tutte le situazioni di assenza prolungata.

cod. 11750.4

Persefoni Tsaliki, Lefteris Tsoulfidis

Classical Economists, Marx and Marshall on Dominant Technique

HISTORY OF ECONOMIC THOUGHT AND POLICY

Fascicolo: 2 / 2015

The focal point of this paper is the notion of the dominant technique and its treatment in the theories of value and distribution. Our argument is that neither the average nor the minimum cost production are necessarily identified with the dominant technique in an industry. The dominant technique is in fact approximated with the types of capital, where expansion or contraction of accumulation actually takes place, and in this sense, the dominant is perceived as marginal technique used by firms entering (or leaving), and, therefore, expanding (or contracting) industry’s supply. Such a concept is absolutely consistent with the classical theory of value and is at odds with the neoclassical (not necessarily Marshall’s) theory despite of the adoption of marginal analysis.