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L’industria bellica prima dell’8 settembre
Titolo Rivista: ITALIA CONTEMPORANEA 
Autori/Curatori: Andrea Curami 
Anno di pubblicazione:  2010 Fascicolo: 261 Lingua: Italiano 
Numero pagine:  15 P. 665-679 Dimensione file:  115 KB
DOI:  10.3280/IC2010-261006
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L’autore esamina le cause del sottoutilizzo dell’industria italiana durante il secondo conflitto mondiale, nonostante una disponibilità di manodopera, forza motrice e materie prime superiore a quella che vi era stata nella Grande guerra, quando l’industria nazionale era stata al contrario capace di avviare ex novo molte produzioni, di raggiungere alti livelli produttivi e di seguire l’evoluzione tecnologica. Staticità progettuale e risultati quantitativamente e qualitativamente limitati caratterizzarono così il secondo conflitto mondiale e si spiegano sia con la maggior forza dell’industria rispetto al potere politico, sia con il timore di quest’ultimo di imporre al paese scelte che avrebbero potuto ridurre drasticamente il consenso al regime. In Italia, come in Germania, centrale fu la questione della disponibilità di manodopera per l’industria, e in particolare di quella specializzata. Le richieste avanzate all’inizio del 1943 dai militari circa un uso più intenso della manodopera (aumento dell’orario di lavoro, diversa normativa sui trasferimenti, impiego più esteso di donne e ragazzi e controlli più severi) vennero respinte da Mussolini, che poco dopo sottrasse agli Stati Maggiori ogni controllo sulla produzione bellica.


Keywords: Seconda guerra mondiale, mobilitazione industriale, industria bellica, forze armate, Grande guerra, manodopera



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Andrea Curami, in "ITALIA CONTEMPORANEA" 261/2010, pp. 665-679, DOI:10.3280/IC2010-261006

   

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