Heateconomy
Autori:

Filippo Monge

Heateconomy

Caldo, produttività, diseguaglianze

Secondo recenti stime dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO), entro il 2030 il caldo estremo ridurrà del 2,2% le ore lavorate nel mondo (circa 80 milioni di posti di lavoro a tempo pieno) generando oltre 2.000 miliardi di euro di perdite economiche. La letteratura scientifica disponibile evidenzia, inoltre, come, con temperature oltre i 35 gradi, aumentino drasticamente affaticamento, errori e rischio di incidenti sui luoghi di lavoro. Questo volume ci mostra come l'aumento delle temperature incida non solo sulla produttività, ma contribuisca ad amplificare le sperequazioni economiche e sociali: quartieri (e siti produttivi) più freschi e meglio protetti dal calore diventano, progressivamente, meno accessibili alle fasce di popolazione più vulnerabili, definendo, così, nuove diseguaglianze su scala globale.

Pagine: 138

ISBN: 9788835194255

Edizione: in preparazione 1a edizione 2026

Codice editore: 617.3

Secondo recenti stime dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO), entro il 2030 il caldo estremo ridurrà del 2,2% le ore lavorate nel mondo (circa 80 milioni di posti di lavoro a tempo pieno) generando oltre 2.000 miliardi di euro di perdite economiche.
La letteratura scientifica disponibile evidenzia, inoltre, come, con temperature oltre i 35 gradi, aumentino drasticamente affaticamento, errori e rischio di incidenti sui luoghi di lavoro: la sola riorganizzazione di turni e orari – così come la nuova “cogenza” degli hydration break – potrebbe limitare, contestualmente, pericoli e danni di produttività correlabili allo stress termico. Ma non eliminarli del tutto.
Le aree più povere e i lavoratori più esposti fisicamente subiscono (e subiranno) gli impatti maggiori, mentre le economie più ricche dispongono di migliori strumenti di adattamento; con risultati differenti di plasticità fenotipica, effetto estremo dell’antropocene.
Fenomeni come la “gentrificazione climatica” amplificano ulteriormente le sperequazioni economiche e sociali: quartieri (e siti produttivi) più freschi e meglio protetti dal calore diventano, progressivamente, meno accessibili alle fasce di popolazione più vulnerabili, definendo, così, nuove diseguaglianze su scala globale.

Filippo Monge è professore di Economia e Gestione delle Imprese ed Economia dell’Innovazione all’Università di Torino e alla SAA-School of Management. Editorialista di quotidiani nazionali, già consigliere del CNEL (Roma) e dell’Istituto Guglielmo Tagliacarne (Roma), svolge, da quasi 30 anni, attività di ricerca in ambito economico, con particolare attenzione alle relazioni tra impresa e territorio.

Introduzione
Premessa
Troppo caldo?
Lo stress da calore
Ricadute e impatti
Disparità e diseguaglianze
I settori (più) a rischio
Cambiamenti climatici e salute
Pianificare l’adattamento
Rimedi e prevenzione
IoT e AI per la gestione dello stress termico nell’edilizia
La tutela previdenziale e contrattuale
Il costo dell’inazione: una stima econometrica per l’edilizia italiana
Un’ipotesi sulla memoria del caldo
Conclusioni
Bibliografia

Collana: Gestione e Organizzazione Aziendale

Argomenti: Economia del lavoro - Economia ambientale e dei trasporti - Economia e gestione aziendale

Livello: Studi, ricerche - Textbook, strumenti didattici

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