Una bellezza critica

Giuseppe Lotti

Una bellezza critica

(nelle) teorie, poetiche e pratiche del design italiano

Questo libro propone un excursus storico nel mondo del design italiano, con la convinzione che una tra le sue principali forze sia da sempre stata la volontà di prendere posizione, di farsi strumento di intervento nella società e, seppur con i limiti della professione, di provare a cambiarla. Ciò senza perdere di vista l’estetica, la qualità formale, la bellezza del prodotto. Giuseppe Lotti, architetto, dottore di ricerca, è professore ordinario di Disegno Industriale e Presidente del Corso di Laurea in Disegno Industriale dell’Università di Firenze.

Edizione a stampa

44,00

Pagine: 314

ISBN: 9788835135975

Edizione: 1a edizione 2022

Codice editore: 85.119

Disponibilità: Buona

Pagine: 314

ISBN: 9788835142157

Edizione:1a edizione 2022

Codice editore: 85.119

Possibilità di stampa: No

Possibilità di copia: No

Possibilità di annotazione:

Formato: PDF con DRM per Digital Editions

Informazioni sugli e-book

L'idea alla base di Una bellezza critica è che una caratteristica del design italiano è da sempre stata la volontà di prendere posizione, di farsi strumento di intervento nella società e, seppur con i limiti della professione, di provare a cambiarla. Ciò senza perdere di vista l'estetica, la qualità formale, la bellezza del prodotto. Questo atteggiamento è di certo una tra le principali forze del design italiano.
In un tale scenario il designer ha svolto, di fatto, la funzione di un intellettuale che, attraverso un approccio critico alla realtà, propone modelli alternativi, spesso criticando i compagni di strada. Resta da capire se tutto ciò sia oggi ancora valido e, dunque, se tale attitudine di farsi volutamente attore della trasformazione sociale, mantenendo la dignità estetica del prodotto, rimanga ancora una specificità del contributo italiano al design.
La debolezza di pensiero, figlia della Postmodernità, una concentrazione sugli aspetti di natura metodologico-tecnica e una ricerca di più stretto collegamento con i sistemi produttivi locali, con l'obiettivo, corretto, di avere ricadute in termini di competitività, hanno, in parte, condotto il dibattito su altre problematiche. Da qui un dubbio: che alcune delle attuali difficoltà del design italiano siano parzialmente legate proprio a questo allontanamento dal tradizionale approccio critico. E, dunque, pur nella specificità del momento, un auspicio a riprendere la strada interrotta.

Giuseppe Lotti
, architetto, dottore di ricerca, è professore ordinario di Disegno Industriale e Presidente del Corso di Laurea in Disegno Industriale dell'Università di Firenze. È autore di pubblicazioni e curatore di mostre sul design in Italia e all'estero. Opera sulle tematiche del design per la sostenibilità ambientale e socio-culturale con progetti di ricerca per aziende e territori.

Introduzione
Parte I
Design italiano e propensione al sociale
(Caratteristiche del modello; Prendere posizione; Un approccio critico; Designer intellettuale)
Parte II
Tra le due Guerre. La forma dell'utile
(Autarchia economica e arretratezza sociale; Isolamento culturale e internazionalizzazione; L'estetica crociana contro il disegno industriale; Qualificare l'artigianato; Il Razionalismo e la funzione sociale del design; Le Triennali del disegno industriale: la bellezza per tutti Gio Ponti, una modernità relativa)
Parte III
Il secondo Dopoguerra. La funzione sociale del design
(La Ricostruzione; Una 'nuova cultura'; Il design come qualificazione della massa quantitativa; Le rassegne RIMA e le Triennali sociali; Il MAC - Movimento di Arte Concreta; L'utopia produttiva di Adriano Olivetti; Giulio Carlo Argan e limiti del design; Quello che fa molto e il consumo; Disegno industriale e arte realista)
Parte IV
Gli anni del Boom. Design e società dei consumi
(Lo sviluppo e le sue contraddizioni; Cultura e società di massa; Design tra Apocalittici e Integrati; L'accusa degli Apocalittici; Il design, strumento nelle mani del capitale; Dalla soglia "Maya" al kitsch; Il condizionamento dell'individuo; Possibilità e limiti del disegno industriale; La difesa degli Integrati; La responsabilità del progettista: il contributo di Gillo Dorfles; Il "neutralismo ideologico" di "Stile Industria"; Il Neoliberty come "recupero di individualità"; Territori e tradizione; L'Arte Programmata)
Parte V
La contestazione e il progetto politico
(Tra i '60 e i '70: dissesto economico e crisi sociale; La grande contestazione; Il superamento del Razionalismo; Marco Zanuso e la coscienza professionale; Environmental design; Tomas Maldonado "dalla congestione alla gestione"; L'oggetto e il circuito; Design for the community: la Scuola di Firenze; Enzo Mari e la "socializzazione del progetto"; Il Controdesign; L'utopia strumentale; L'azione dissacrante; Contro il senso comune: Gaetano Pesce; Il coinvolgimento del fruitore; La riduzione dell'oggetto; Creatività di massa: Riccardo Dalisi e la Global Tools; Liberarsi dalla tecnologia e dalla natura; La rinuncia alla progettazione)
Parte VI
Gli anni '80 e il ripiegamento etico
(La società dell'immagine; Pensiero debole; Il progetto antiideologico; Il design banale: l'esperienza di Alchymia; Architettura e design ermafrodito; Memphis: oltre l'ideologia; La velocita bolidista; Design e nuove tecnologie: tra accettazione e denuncia; Neoprimitivismo)
Parte VII
Il nuovo impegno degli anni '90
(Tra cambiamenti e stabilizzazione; Società e ambiente; Etiche plurali del design; L'ecodesign, un nuovo "grande racconto"; L'identità dei materiali sostenibili; Complessità della tematica ambientale; L'utopia della trasformazione: Giuseppe Furlanis e l'esperienza dell'Isia di Firenze; Per una riduzione formale: il Minimalismo; Progetto e territori; Artigianato e design: un rapporto non facile)
Parte VIII
Gli anni 2000: una rivoluzione a piccoli passi
(Tra arretramenti e sguardo al futuro; Società e culture liquide; Un design che pone domande più che proporre soluzioni; Oggetti vs cose; Opos, un impegno disimpegnato; Paolo Ulian, o dell'essenza; Gli oggetti disobbedienti di Giulio Iacchetti; Tra autoproduzione e open source; L'evoluzione dell'impegno per la sostenibilità ambientale; Dal prodotto al sistema prodotto-servizio; Design sistemico; Ambiente, energia e design; Per una tecnologia accessibile; Design per utenze fragili: le sfide dell'invecchiamento; Design for kids; Per una società mista: scenario Mediterraneo; Design con i Sud del mondo)
Parte IX
Gli anni 10. Per una sostenibilità critica
(Una società multiforme; Il nuovo, all'orizzonte; Un approccio consapevole; Biomimesi, Hybrid design e oltre; I rischi dell'accelerazione tecnologica in Marco Petroni; Umanizzare l'innovazione; Carlo Ratti, la sfida del futuro; Design when everybody designs; Progettare per la citta; La rivalutazione dell'artigianato: tra makers e new makers; Autoproduzione e autocostruzione; Territori e connessioni; Artigianato, tradizione e identità; Design con le comunità locali; Per la valorizzazione dei beni culturali; Un capitalismo umanistico; Design con l'impresa sociale; Intercultural design: un'opportunità per l'Italia; Nord-Sud: uno scambio biunivoco; Design for migration; Lorenzo Damiani, o dell'attento uso della tecnologia; Maurizio Montalti e Officina Corpuscoli; Formafantasma: l'estetica della sostenibilità)
Parte X
Design per il cambiamento
(Pandemia e crisi ambientale; Un'idea di futuro; Tra nature centered design e humanistic design)
Irene Fiesoli, Pratiche
Bibliografia.

Collana: Serie di architettura e design

Argomenti: Teoria e storia del design - Disegno industriale

Livello: Studi, ricerche

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