Lo storico e il falsario. Rosario Gregorio e l'arabica impostura (1782-1796)
Autori e curatori
Collana
Livello
Studi, ricerche
Dati
pp. 468,      1a edizione  2019   (Codice editore 1792.249)

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In breve
Uno dei casi più clamorosi di falsificazione storica dell’Europa settecentesca, l’arabica impostura dell’abate Vella, che portò alla pubblicazione di due opere di grande risonanza: il Codice diplomatico di Sicilia (1789-1792) e il Libro del Consiglio di Egitto (1793). Tra i pochi a sospettare delle traduzioni di Vella, lo storico Rosario Gregorio si oppose con gli strumenti della critica e della filologia. Attraverso lo studio di fonti coeve e dei testi incriminati, il libro ricostruisce il dibattito sull’autenticità dei codici arabo-siculi, fino alla domanda-chiave dell’intera vicenda: perché un falso ha successo?
Presentazione del volume

Nel 1782, di ritorno da una missione diplomatica a Napoli, l'ambasciatore del Marocco Muhammad ibn Uthmàn al-Miknasi fu costretto da una tempesta a riparare a Palermo. Nel corso del suo soggiorno gli fu affiancato, in qualità di traduttore ufficiale, il prete maltese Giuseppe Vella. Qualche tempo dopo, l'interprete avrebbe annunciato il ritrovamento di un manoscritto di grande importanza: un registro della cancelleria araba di Sicilia, che avrebbe consentito di ricostruire uno dei periodi più oscuri della storia dell'isola, l'epoca della dominazione saracena.
Ha così inizio uno dei casi più clamorosi di falsificazione storica dell'Europa settecentesca: l'arabica impostura dell'abate Vella, che in meno di un decennio avrebbe condotto alla pubblicazione di due opere destinate a grande risonanza: il Codice diplomatico di Sicilia (1789-1792) e il Libro del Consiglio di Egitto (1793).
Tra i pochi a sospettare delle traduzioni di Vella, lo storico Rosario Gregorio si oppose, con gli strumenti della critica e della filologia, alla resistibile ascesa del Cagliostro maltese. Tale conflitto diede vita a un'avventura dai tratti rocamboleschi, segnata da lettere anonime, scambi di persona, faide letterarie e progetti di eversione della feudalità. Attraverso lo studio di fonti coeve e dei testi incriminati, il libro ricostruisce il dibattito sull'autenticità dei codici arabo-siculi e le ragioni del consenso, fino alla domanda-chiave dell'intera vicenda: perché un falso ha successo?

Danilo Siragusa è dottore di ricerca in Storia della società europea in età moderna e cultore della materia presso il Dipartimento di Studi Storici dell'Università degli Studi di Torino. Ha insegnato Didattica della storia presso il medesimo ateneo ed è stato borsista della fondazione "L. Einaudi" di Torino. Si occupa in particolare di temi di storia culturale e politica dell'Italia del XVIII secolo e del rapporto tra storia e cultura di massa.

Indice
Introduzione. Le ragioni del falso
Tavola delle abbreviazioni
Prologo
(Palermo, 1782; L'enigma Giuseppe Vella; Al cuore e alla borsa: il codice Martiniano)
Le ragioni della critica
(Le antiche vesti dell'imperatore; I sospetti del canonico; Il tempo secondo gli Arabi)
Gli anni del dibattito
(Il misterioso monsieur de Veillant; Questioni numismatiche: la moneta d'Ibrahim; La controversia sul codice Martiniano; Pubblicare il falso: il Codice diplomatico di Sicilia sotto il governo degli Arabi; L'arabistica europea di fronte all'impostura; Tornare alle fonti: la Rerum arabicarum quae ad Historiam Siculam spectant ampla collectio)
Gli anni del consenso
(Arabi su misura: il buongoverno dell'Emir chbir; Lettori d'oltre confine; L'eterna illusione: un arabico Tito Livio; Alle fondamenta del diritto pubblico: il Libro del Consiglio di Egitto)
La fine del Cagliostro maltese
(Joseph Hager in Sicilia; Via dei Tribunali; Le confessioni; Vella non si arrende; Epilogo)
Indice dei nomi.