RISULTATI RICERCA

La ricerca ha estratto dal catalogo 105550 titoli

Gli autori propongono un’ipotesi di lettura del sintomo fobico nel bambino che, pur tenendo conto degli apporti della teoria dell’attaccamento, si muove entro una prospettiva squisitamente sistemico-costruzionista. Si intende con ciò un approccio di tipo processuale complesso, coerente con i recenti sviluppi epistemologici e insieme fedele agli aspetti più originali e innovativi del pensiero batesoniano. L’ar¬ticolo si riferisce alle prime conclusioni di un lavoro di ricerca relativo al trattamento familiare in cui il paziente designato sia il bambino. Nel caso specifico ci si riferisce ad un gruppo di 22 bambini, di età compresa tra 5.6 anni e 11.6 anni, con diagnosi di fobia scolare. Oltre ad un’ipotesi sulla genesi ed il significato evolutivo del sintomo, vengono indicate alcune rilevanti implicazioni terapeutiche.

Gaetano De Leo, Irene Petruccelli, Loredana Teresa Pedata

I minori devianti e l'influenza del gruppo nelle azioni violente

TERAPIA FAMILIARE

Fascicolo: 75 / 2004

Durante l’adolescenza, il gruppo dei pari costituisce un luogo dove il soggetto vive e sperimenta nuove strategie cognitive e comportamentali, attraverso meccanismi di proiezione ed identificazione. Le relazioni con i pari possono anche costituire un terreno particolarmente fertile per la condivisione di comportamenti devianti, quando il gruppo è incline a sperimentare azioni devianti. In questi casi, il singolo individuo adolescente, dall’identità fragile e alla ricerca di una costruzione di sé, finisce per diventare facile ostaggio del gruppo dei pari. Pertanto, il gruppo può assumere una funzione di fattore precipitante verso la delinquenza adolescenziale. Studiare la devianza minorile di gruppo, significa osservare e studiare attentamente quali sono le caratteristiche peculiari delle aggregazioni giovanili che tendono a commettere atti devianti e in particolare, analizzare tanto le modalità con cui i minorenni arrivano a compiere reati di gruppo, quanto le connotazioni specifiche che questi episodi assumono rispetto agli adulti, alla società nel suo insieme. L’ipotesi generale da cui partono gli autori è che nell’azione gruppale si possono individuare sia intenzioni che scopi individuali ma, soprattutto, si può assistere alla formazione di intenzioni gruppali che finiscono per essere prevalenti sul terreno dell’agire situazionale. Gli autori analizzano 6 casi peritali che riguardano 10 soggetti: in particolare, sono state analizzate le storie e le caratteristiche di dieci soggetti minorenni autori di reati commessi in gruppo o in coppia, nonché le dinamiche dei relativi fatti-reati.