L’isteria ai tempi del DSM-5: diagnosi obsoleta o risorsa per la clinica?

Titolo Rivista RICERCA PSICOANALITICA
Autori/Curatori Massimo Fontana
Anno di pubblicazione 2015 Fascicolo 2015/1
Lingua Italiano Numero pagine 16 P. 85-100 Dimensione file 69 KB
DOI 10.3280/RPR2015-001007
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L’A. ripercorre i passaggi principali del percorso storico compiuto dalla diagnosi d’isteria in psicoanalisi e in psichiatria, descrivendone le vicissitudini nel Manuale Diagnostico e Statistico del Disturbi Mentali, dal DSM-II (1968) al DSM-5 (2013). Nelle ultime edizioni (DSM-IV e DSM-5) il termine "isteria" è stato abbandonato e, con esso, anche la concezione unitaria di questa patologia, presente invece nella tradizione psichiatrica e psicoanalitica a partire dalle prime teorie moderne formulate dalla fine dell’800 (Briquet, Babinski, Bernheim, Charcot, Janet e Freud). I derivati nosologici attuali, nel DSM, possono essere rintracciati in alcune categorie distinte, come il Disturbo di conversione, la Pseudociesi e i Disturbi dissociativi, oltre al Disturbo Istrionico di Personalità. Facendo riferimento ai contributi della psicoanalisi, l’A. individua nella tendenza a comunicare il disagio attraverso canali indiretti (corpo, stati di coscienza, emotività) il denominatore comune del funzionamento isterico, che giustifica il mantenimento di questa diagnosi come categoria concettualmente unitaria.;

Keywords:Isteria, DSM-5, somatizzazione, conversione

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Massimo Fontana, L’isteria ai tempi del DSM-5: diagnosi obsoleta o risorsa per la clinica? in "RICERCA PSICOANALITICA" 1/2015, pp 85-100, DOI: 10.3280/RPR2015-001007