Clicca qui per scaricare

Medio Oriente e "artificialità": una prospettiva storica
Titolo Rivista: PASSATO E PRESENTE 
Autori/Curatori: Lorenzo Kamel 
Anno di pubblicazione:  2017 Fascicolo: 102 Lingua: Italiano 
Numero pagine:  15 P. 109-123 Dimensione file:  163 KB
DOI:  10.3280/PASS2017-102006
Il DOI è il codice a barre della proprietà intellettuale: per saperne di più:  clicca qui   qui 




A wide number of books published each year on the Middle East suggest or imply that most of the local borders, nations, cultures, and toponyms are "artificial" and devoid of any historical basis. The name itself («Middle East»), it is often argued, was coined by the British to serve their own strategic interests. The first part of the article contextualizes and deconstructs each of these aspects, while the second warns about the counterproductive effects that these approaches are having. They shed light on the points of view and the potential interests of those who support them, rather than on the interests and history of those who will continue to live in the region.
Keywords: Medio Oriente, Confini, Nazioni, Artificialità, Ordine regionale

  1. G.W.F. Hegel, Lineamenti di filosofia del diritto, Laterza, Bari 1965, p. 17.
  2. Stralcio di un discorso tenuto il 20 settembre 2016 davanti all’Assemblea generale delle Nazioni Unite dall’allora presidente Usa Barack Obama, in riferimento alla Siria: www.whitehouse.gov/the-press-office/2016/09/20/address-president-obama-71st-session-united-nationsgeneral-assembly
  3. L. Tirinnanzi (a cura di), Medio Oriente. Dove andiamo, G-Risk, Roma 2016, p. 82.
  4. F. Balanche, The Levant: Fragmentation & Remapping, in A.J. Tabler (eds.), 100 Years of Sykes-Picot, The Washington Institute for Near East Policy, Washington 2016, pp. 3-25.
  5. Sono stati pubblicati numerosi studi sulla questione della “produzione di conoscenza” – e connesse “distorsioni” – in relazione alla comprensione del Medio Oriente (cfr. ad es. Z. Lockman, Field Notes: The Making of Middle East Studies in the United States, Stanford UP, Stanford 2016). Tuttavia, gli studi sulla decostruzione delle narrative legate ai presunti “processi di balcanizzazione” della regione sono per molti versi ancora in una fase embrionale.
  6. B. Lewis, The Shaping of the Modern Middle East, Oxford UP, Oxford 1994, p. 3.
  7. Il termine «invented» è di gran lunga il vocabolo più diffuso negli studi dedicati all’origine di «Medio Oriente». Si veda tra i tanti esempi possibili un classico degli studi sulla storia della regione: D. Fromkin, A Peace to End All Peace: The Fall of the Ottoman Empire and the Creation of the Modern Middle East, Holt & Company, New York 1989, p. 224.
  8. B. Lewis, The Shaping cit., p. 4.
  9. «Una delegazione di spagnoli e galli a Babilonia, nel mezzo dell’Oriente»: P. Orosius, Historiarum adversum paganos libri, Teubner, Leipzig 1889, libro VI, pp. 19-20.
  10. R. Bowker, Ending Sykes-Picot: The Arab World and the West After 2011, «HH Sheikh Nasser al-Mohammad al-Sabah Publication Series», 7 September 2013, p. 5 (www.dur.ac.uk/resources/alsabah/al-SabahPaperBowkerSeptember2013.pdf).
  11. L. Robson, Colonialism and Christianity in Mandate Palestine, University of Texas Press, Austin 2011.
  12. L. Kamel, Reshuffling the Middle East: a Historical and Political Perspective, «The International Spectator», 51 (2016), n. 3, pp. 132-41.
  13. Lord Lamington, commissario nella British Relief Unit in Siria, dichiarò alla Camera dei Lord che l’accordo Sykes-Picot aveva tra i suoi scopi principali quello di «separare [to detach] gli arabi dai turchi»: The National Archives, London (d’ora in poi TNA), FO 371/6379, House of Lord Proceedings, 14 March 1921.
  14. T. Friedman, Tell Me How This Ends Well, «The New York Times», 1 April 2015 (www.nytimes.com/2015/04/01/opinion/thomas-friedman-tell-me-how-this-ends-well.html?_r=0).
  15. More than “Shiites” and “Sunnis”. How a Post-Sectarian Strategy Can Change the Logic and Facilitate Sustainable Political Reform in Iraq, «Norwegian Institute of International Affairs Report», February 2009 (www.historiae.org/documents/Post-sectarian.pdf; traduzione dell’A.).
  16. P. Rich, Iraq And Gertrude Bell’s The Arab Of Mesopotamia, Lexington Book, Lanham 2008, p. XXIX.
  17. Cfr. A.R. Al-ḥasani, Al-Thawra al-‘Iraqiyya al-Kubrā [La grande rivoluzione irachena], Matba’at al-Irfan, Sidone 1952.
  18. «L’attuale amministrazione di Palestina», lamentarono ad esempio i rappresentanti della Palestine Arab Delegation in una lettera indirizzata nel 1930 all’opinione pubblica britannica, «viene nominato dal governo di Sua Maestà e governa il paese con un sistema autocratico in cui la popolazione non ha voce in capitolo»: Israel State Archives, Gerusalemme (d’ora in poi ISA), RG65 1054/1-P, protesta della Palestine Arab Delegation, 19 May 1930. Nell’agosto di nove anni prima Abdallah Sa’id El-Danaf e Abdel Rahman Rashid El-Danaf («Servitori della Roccia Sacra» di Gerusalemme) avevano lamentato che «fino a quando a governare ci sarà il governo britannico non avremo mezzi per far valere ciò che vorremmo»: Center for Heritage and Islamic Research di Abu Dis (Chir), 13/21/6,1/40, Abdallah Sa’id El-Danaf e Abdel Rahman Rashid El-Danaf a Wyndham Deedes, Gerusalemme, 10 August 1921.
  19. Le parole utilizzate dal diplomatico britannico Robert Vansittart («South of the Sykes-Picot line we can lay down the frontiers as we wish»), presente anche alla Conferenza di Parigi del 1919, sono lo specchio di un’attitudine molto diffusa nella fase successiva alla prima guerra mondiale: TNA, FO 371/5245, Vansittart, 28 July 1920.
  20. Il 6 marzo 1920 Fayṣal, re dell’Iraq dall’agosto del 1921, parlò alla Conferenza di Damasco legittimando divisioni e concetti in larga parte “alieni” alla storia della regione: «Il nostro nuovo Regno», dichiarò, «è fondato su un saldo senso di patriottismo dei suoi soggetti»: TNA, FO 371/5034.
  21. L. Kamel, There Is No Thirthy Years War in the Middle East, «The National Interest», 29 August 2016 (http://nationalinterest.org/feature/there-no-thirty-years-war-the-middleeast-17513).
  22. B. Lewis, Rethinking the Middle East, «Foreign Affairs», Autumn 1992 (www.foreignaffairs.com/articles/middle-east/1992-09-01/rethinking-middle-east).
  23. Cfr. Y. al-Qaradawi, Al-Hulul al-mustawrada wa kayf ianat ‘ala ummatina [The Imported Solutions and its Effect on Our Nation], Maktabet Wahba, Beirut 1977.
  24. J. Bolton, To Defeat ISIS, Create a Sunni State, «The New York Times», 24 November 2015 (www.nytimes.com/2015/11/25/opinion/john-bolton-to-defeat-isis-create-a-sunni-state.html?_r=0).
  25. Conversazione con Ussama Makdisi, European University Institute, Firenze, 5 giugno 2015. Il tema è stato di recente sviluppato in U. Makdisi, The Problem of Sectarianism in the Middle East in an Age of Western Hegemony, in N. Hashemi-D. Postel (eds.), Sectarianization, Hurst, London 2017, p. 67.
  26. Cfr. R. Bryant (eds.), Post-Ottoman Coexistence, Berghahn, New York 2016, p. 3.
  27. J. Bowen, Sharpening Sunni-Shia schism bodes ill for Middle East, «BBC News», 20 December 2013 (www.bbc.com/news/world-middle-east-25458755).
  28. F. Haddad, The real roots of Iraq’s Sunni-Shia conflict, «Vox», 20 June 2014 (www.vox.com/2014/6/20/5827046/who-are-sunnis-who-are-shias). Per una trattazione più approfondita cfr. F. Haddad, Sectarianism in Iraq. Antagonist Visions of Unity, Oxford UP, Oxford 2011.
  29. Dure condanne furono espresse da Muhammad Iqbal e da numerose altre personalità arabe e/o musulmane riguardo il rapporto privilegiato instaurato da Fayṣal con Lawrence e Bell.
  30. Il festival di Nabi Musa, che ogni anno raccoglieva migliaia di persone da tutta la Palestina, rappresentava una espressione di “coesione protonazionale” pensata per commemorare i traumatici eventi legati alle crociate: cfr. K. al-Asali, Mawsim al-Nabi Musa fi Filastīn: tārīkh al-mawsim wal-maqam [Il festival di Nabi Musa in Palestina: la storia del festival e del santuario], Dar al-Karmil, Amman 1990. Un testo islamico dell’VIII sec. attribuito allo studioso Abū Khālid Thawr Ibn Yazīd al-Kalā‘ī (764-854), argomentava che «il luogo più sacro [al-quds] della terra è la Siria; il luogo più sacro in Siria è la Palestina; il luogo più sacro in Palestina è Gerusalemme [Bayt al-maqdis]»: cit. in J. Raby-J. Johns (eds.), Bayt Al-Maqdis, v. I, Oxford UP, Oxford 1992, pp. 89-90. Cenni circostanziati alla Palestina, di carattere non strettamente religioso, li ritroviamo nel Kitāb al-Buldān («Il libro dei Paesi») dello storico sciita Al-Ya‘qūbī (?-897) e nel Kitāb al-masālik wa al-mamālik («Libro delle vie e dei regni») del geografo persiano al-Istakhri (?-957): «Filastīn», scrisse al-Istakhri, «è la più fertile delle provincia siriane […] Nella provincia di Filastīn, a dispetto della sua ristretta estensione, ci sono circa venti moschee […] Al massimo della sua lunghezza [Filastīn va] da Rafh [odierna Rafah] fino al confine di Al Lajjûn (Legio), a un viaggiatore occorrerebbero due giorni per transitarla; e [questo è] il tempo veromilmente [necessario] per attraversare la provincia nella sua larghezza da Yâfâ (Jaffa) a Rîhâ (Jericho)»: A. Al-Ya‘qūbī-M.J. de Goeje (eds.), Kitāb al-Buldān [Il libro dei Paesi], Bibliotheca Geographorum Arabicorum, v. II, Brill, Leiden 1892, p. 330; G. LeStrange, Palestine Under the Moslems: A Description of Syria and the Holy Land from A.D. 650 to 1500, Watt, London 1890, p. 28.
  31. Tale autoconsapevolezza fu sovente misconosciuta dalle cancellerie europee. Il 27 luglio 1920, ad esempio, Lord Hardinge pose la seguente domanda retorica: «What is the “Syria” for which the French received a mandate at San Remo?»: TNA, FO 371/5245.
  32. J. Landis, The Great Sorting Out: Ethnicity & the Future of the Levant, «Qifa Naqbi», 18 December 2013 (http://qifanabki.com/2013/12/18/landis-ethnicity/). L’ultimo accesso per tutti i siti web citati è giugno 2017.
  33. D. Pipes, Like-to-Like Ethnic Migration in the Middle East, «The Washington Times», 25 Febrary 2015 (www.washingtontimes.com/news/2015/feb/25/daniel-pipes-like-to-like-ethnic-migrationin-the-/).
  34. Secondo Parag Khanna, «in nessun luogo più che in Medio Oriente è necessario un ripensamento dello “stato” […] il mondo arabo non tornerà alla sua gloria fino a quando la sua mappa non sarà ridisegnata per somigliare a una collezione di oasi nazionali autonome [a collection of autonomous national oases] collegate alle Vie della Seta del commercio»: cit. in I. Rabinovich, The end of Sykes-Picot? Reflections on the Prospects of the Arab State System, «Brookings Middle East Memo», February 2014, n. 32 (www.brookings.edu/wp-content/uploads/2016/06/Sykes_Picot_Rabinovich.pdf).
  35. R. Wright, Imagining a Remapped Middle East, «The New York Times», 28 September 2013 (www.nytimes.com/2013/09/29/opinion/sunday/imagining-a-remapped-middle-east.html?pagewanted=all&_r=0).
  36. J. Stavridis, It’s Time to Seriously Consider the Partition of Syria, «Foreign Policy», 9 March 2016 (http://foreignpolicy.com/2016/03/09/its-time-to-seriously-consider-partitioningsyria/).
  37. E. Cunningham, Iraq in delicate balancing act amid Saudi-Iranian feud, «The Washington Post», 7 January 2016 (www.washingtonpost.com/world/iraq-in-delicate-balancing-act-amid-saudi-iran-feud/2016/01/07/cee15c82b40c-11e5-8abc-d09392edc612_story.html#comments).
  38. Il «settarismo» o la «confessione di appartenenza» possono spiegare poco della realtà locale. Il concetto di ‘aṣabiyya («solidarietà reciproca»), basato in primis sul vincolo del sangue (la ṣilat ar-raḥim), è più indicato per comprendere alcune dinamiche locali. Tale concetto, ispirato dagli studi condotti dallo storico cinese Sima Qian (145 a.C.-86 a.C.) e sviluppato da Ibn Khaldūn (1332-1406) nella Muqaddima in termini tanto vaghi quanto positivi, fa riferimento al vincolo che rende possibile la solidarietà di un gruppo in rapporto ad altri. Può essere accostato a quello che Said Nursî definì «nazionalismo positivo» (Letters, Sözler Neşriyat, Istanbul 2001, p. 381). ‘Aṣabiyya non è quindi un concetto equiparabile al nazionalismo inteso in Occidente. Il barone De Slane (1801-1878) lo tradusse come «esprit de corps» mentre Hellmut Ritter lo trascrisse con un più convincente «sentimento di solidarietà».
  39. Durante gli anni ’90, quando le sanzioni (le più estese e severe mai applicate dalle Nazioni Unite) colpirono il regime di Saddam Hussein e ancor di più la popolazione irachena, si assistette a un crescente ripiegamento del paese e a un ulteriore esponenziale rafforzamento delle reti sociali e confessionali interne.
  40. L. Kamel-D. Huber (eds.), Arab Spring and Peripheries, Routledge, London 2016, p. 2; S. Hashim, Al-Intifadhat al-’Arabiya ‘ala Dhaou Falsafit at-Tarikh [The Arab Uprising in Light of the Philosophy of History], Dar al-Saqi, Beirut 2013.
  41. A. Rutherford-M. Lim-R. Metzler-D. Harmon-J. Werfel-S. Bar-Yam-A. Gard-Murray-A. Gros-Y. Bar-Yam, The Geography of Ethnic Violence, in P. Vos Fellman-Y. Bar-Yam-A.A. Minai (eds.), Conflict and Complexity, Springer, New York 2015, p. 235.
  42. Ibidem.
  43. Les Archive Nationales Tunisienne, Tunis (LANT), Series E, carton 550, dossier 5, (1890-1912), folio 35, documento del governatore francese di Algeria Jules Cambon, Tunis, 11 January 1897.
  44. H. Batatu, The Old Social Classes and the Revolutionary Movements of Iraq. A Study of Iraq’s Old Landed and Commercial Classes and of Its Communists, Ba’thists, and Free Officers, Princeton UP, Princeton 1978, pp. 180-84.
  45. Recensione del libro Kingmakers: The Invention of the Modern Middle East in A. Von Tunzelmann, «Sunday Book Review. The New York Times», 10 August 2008 (www.nytimes.com/2008/08/10/books/review/Von-Tunzelmann-t.html).
  46. E. Karsh, Efraim Karsh on the Ottoman Catastrophe. A Review of Eugene Rogan’s ‘The Fall of the Ottomans’, «The Times Literary Supplement», 13 May 2015 (http://on.wsj.com/1HyqBtb). Per una trattazione più articolata cfr. I. Harik, The Origins of the Arab State System, in G. Luciani (ed.), The Arab state, Routledge, London 1990, pp. 1-28.
  47. Si veda ad esempio la protesta indirizzata all’opinione pubblica britannica dai rappresentanti della Palestine Arab Delegation: «L’attuale amministrazione della Palestina è nominata dal Governo di Sua Maestà e governa il paese [Palestina] attraverso un governo autrocratico in cui la popolazione locale non ha voce»: ISA, RG65 1054/1-P, 19 May 1930.
  48. Cfr. L. Kamel, Imperial Perceptions of Palestine. British Influence and Power in Late Ottoman Times, I.B. Tauris, London-New York 2015.
  49. Fayṣal offrì specifiche e reiterate garanzie a fronte delle concessioni che gli venivano accordate da Londra. Un documento prodotto dal War Office specificò che «Feisal asks for British confidence in him and his ability to prevent any breach [tra gli arabi e gli Alleati]»: TNA, FO 371/5034, 26 May 1920.
  50. In una lettera al padre l’8 luglio 1921 Bell lamentò che «making kings» fosse più difficile di quanto avesse immaginato. Le lettere di Bell sono disponibili on-line: www.gerty.ncl.ac.uk/.

Lorenzo Kamel, in "PASSATO E PRESENTE" 102/2017, pp. 109-123, DOI:10.3280/PASS2017-102006

   

FrancoAngeli è membro della Publishers International Linking Association associazione indipendente e no profit per facilitare l'accesso degli studiosi ai contenuti digitali nelle pubblicazioni professionali e scientifiche