Un ministero per il culto. Giovanni Bovara e la riforma della Chiesa in età napoleonica
Autori e curatori
Collana
Livello
Studi, ricerche
Dati
pp. 352,      1a edizione  2002   (Codice editore 1792.34)

Tipologia: Edizione a stampa
Prezzo: € 38,00
Disponibilità: Limitata


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Codice ISBN: 9788846439666

Presentazione del volume

Il Ministero per il culto, costituito a Milano nel 1802, riprendeva in buona parte le competenze dell'antico Economato lombardo dei benefici vacanti e della Giunta economale di settecentesca memoria Inserito nella salda organizzazione statale napoleonica, radicato nel territorio attraverso i delegati per il culto e dotato di forte autonomia, il ministero poteva in realtà operare in modo assai più rapido ed efficace per dare attuazione ai nuovi programmi di governo in materia ecclesiastica: questi comprendevano ormai anche, per espressa volontà di Napoleone, l'eversione del sistema beneficiale e dell'istituto del patronato che vi era collegato.

Sacerdote milanese, ma lontano dagli ambienti ecclesiastici maggiormente legati a Roma e nello stesso tempo esperto e preparato in materia canonistica e vicino alla tradizione del giurisdizionalismo lombardo, il Bovara fu in grado di lottare da subito sia contro le proteste della Santa Sede, arroccata nella difesa degli antichi privilegi, sia contro le talora rigide posizioni dello stesso Napoleone, del principe Eugenio e di alcuni uomini di governo come Prina e Vaccari che sostenevano le ragioni ora dello Stato ora dell'Erario.

Grazie alla sua opera, veniva rimandata di qualche decennio, all'età liberale, la più massiccia ondata di soppressione della proprietà della Chiesa, cui si legava un certo ruolo di quest'ultima nella società del tempo. Lo studio di quest'uomo, a lungo trascurato dagli storici a vantaggio di altri più affascinanti personaggi del mondo politico milanese, permette dunque di ripensare la stessa idea della continuità tra Settecento riformatore ed età napoleonica nonché quella dell'originalità e dell'autonomia da Parigi della classe dirigente lombarda e delle origini più o meno autoctone del pensiero liberale.

Ivana Pederzani ha studiato all'Università Cattolica di Milano, dove attualmente insegna Storia dell'amministrazione pubblica. Ha effettuato ricerche di storia sociale ed istituzionale relative al periodo tra antico regime ed età napoleonica, tra i quali Contributi alla storia del costituzionalismo moderno , Milano 1980 e Venezia e lo "Stato di Terraferma". Il governo delle comunità nel territorio bergamasco (secc. XV-XVIII) , Milano 1992. Da tempo sta studiando Giovanni Bovara e su di lui e tutta la problematica dei rapporti tra Stato e Chiesa in età napoleonica ha già pubblicato alcuni lavori in qualche modo preparatori a questo volume.

Indice


Introduzione. L'uomo e il problema. Stato e Chiesa tra antico regime ed età napoleonica
Parte I. Bovara da riformatore a ministro
L'uomo giusto per Melzi: un tecnico "versatissimo"
"L'intrinseco essenziale diritto di sovranità" e il Ministero per il culto
(La riforma della Chiesa e la pubblica felicità della nazione; Un clero sotto tutela. Giurisdizionalismo ed episcopalismo)
Il Ministero per il culto tra Interni e Finanze: organizzazione e competenze
Parte II. Parroci e parrocchie. Aspetti disciplinari ed economici della riforma della Chiesa in cura d'anime
Le provviste dei benefici curati
(Il placet del governo: la nomina di "uomini degni della pubblica confidenza"; L'esame di concorso; I patronati comunali. Resistenze e conflitti)
Natura e consistenza dei nuovi titoli di ordinazione. "La piena giurisdizione della sovranità politica"
La sistemazione delle parrocchie cittadine (1805-1810)
(Il "rimaneggiamento delle cose ecclesiastiche". La svolta del 1805; La riunione delle parrocchie nelle principali città del regno. Le prime resistenze; Bovara e il "riguardo alla religione dei popoli". Lo scontro col Prina; La soppressione delle chiese "superflue"; La redistribuzione delle prebende)
Dalla confraternita alla nuova fabbriceria
(Le confraternite del SS. Sacramento alla fine dell'antico regime: l'inchiesta del 1798 nell'antica "provincia del ducato"; "Buon ordine" e "interesse pubblico": il Bovara e la soppressione delle confraternite (1806); La nuova fabbriceria; Il problema delle spese di culto; "Spirito d'interesse" dei beneficiati e "soverchio rigore" delle fabbricerie)
Parte III. La riforma beneficiale
Il clero tra "turpe ozio" e "utili servigi"
(Il problema dei parroci poveri. Dall'età delle riforme al Regno italico; Dall'amministrazione dei benefici vacanti al Monte Napoleone; Il progetto del Bovara. La salvaguardia dei patronati privati; Il problema della scarsità del clero. L'inchiesta del 1807; Dal deposito all'incameramento. Resistenze strutturali e fattori di crisi; La riforma dei legati pii. L'intervento dell' Aldini)
Verso l'eversione totale della proprietà ecclesiastica. Il "conflitto delle diverse ragioni"
(I "diritti della tutela" e gli interessi della Cassa di ammortizzazione. Le ragioni della finanza; Canonicati e mense vescovili, cappellanie laicali e legati pii. Le ragioni del culto; Messe mercenarie e messe fondate. Le ragioni della proprietà privata)
"La Chiesa inutile" in aiuto della "Chiesa utile"
(Il clero parrocchiale: una classe "meritevole d'ogni riguardo"; I sussidi straordinari del 1808, 1812 e 1813) - Il fallimento della riforma beneficiale - (Il ritorno all'antico; Problemi aperti. Tra proposte e realtà)
Parte IV. Il clero regolare. La soppressione degli ordini religiosi e il principio della "pubblica utilità"
Dal dibattito concordatario ai provvedimenti del 1805
(Bovara e le "viste salutari" del governo)
Il piano di concentrazione del 1805
(Gli ordini maschili possidenti; La "moderata concentrazione" degli ordini mendicanti; Soppressione e criteri di conservazione dei monasteri femminili)
L'estensione dei provvedimenti alle terre di nuova aggregazione: Veneto (1806) e Marche (1808)
1810: i "grandi principi di pubblica amministrazione" e la soppressione definitiva degli ordini religiosi
Conclusione. Un giurisdizionalista prudente e moderato. Contro la "leggerezza politica degli intolleranti filosofi".