Deboli ma forti. Il pubblico impiego in Italia tra fedeltà politica e ammortizzatore sociale
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pp. 276,      1a edizione  2014   (Codice editore 1356.1)
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In breve
Ricco di dati e statistiche, il libro ricostruisce l’evoluzione quantitativa e qualitativa del pubblico impiego, a partire dall’Unità d’Italia e sino ai nostri giorni.
Presentazione del volume

Dall'Unità d'Italia ad oggi, la "questione del pubblico impiego" ha giocato un ruolo di primo piano nel dibattito scientifico e culturale per gli innumerevoli risvolti negativi che ad essa si è soliti, e non a torto, fare risalire, a cominciare dal peso che la corposità del pubblico impiego ha nel bilancio economico della pubblica amministrazione (e, per il suo tramite, in quello complessivo del paese). In questo scenario, forte è l'incidenza del Mezzogiorno: è qui che da sempre il pubblico impiego assume proporzioni particolarmente elevate; è da qui che proviene il maggior numero di diplomati e di laureati che lavorano nelle pubbliche amministrazioni italiane, centrali e locali; ed è qui che il fenomeno si accompagna alla debolezza e alla fragilità del tessuto economico e del mercato del lavoro del settore privato, unitamente a una forma ormai strutturata di forte dipendenza dalle risorse pubbliche e dal ceto politico che le governa spesso cedendo allo stile clientelare e assistenzialistico.
Non sorprende dunque che nel percorso di rientro del debito pubblico una delle misure adottate sia oggi quella dello "snellimento" del pubblico impiego, tanto da parlare in modo sempre più convinto di decrescita del corpo impiegatizio delle pubbliche amministrazioni.
La conseguenza è quella di indebolire la funzione occupazionale del pubblico impiego che nel tempo ha assunto al Sud le vesti di un vero e proprio strumento di sostegno dei redditi.
Il libro ricostruisce, con un abbondante corredo di dati e statistiche, l'evoluzione quantitativa e qualitativa del pubblico impiego a partire dall'Unità d'Italia nei diversi comparti delle pubbliche amministrazioni, seguendone l'espansione nel passaggio tra l'epoca liberale, quella fascista e quella repubblicana e l'evoluzione dal modello accentrato al modello decentrato. Nel quadro della sua funzione di ammortizzatore sociale, il pubblico impiego viene qui analizzato in permanente correlazione, nei diversi periodi storici, con la questione meridionale, rapportandolo anche da una parte alla questione delle politiche economiche e dall'altra alle mancate politiche di riforma della pubblica amministrazione.

Patrizia Santoro è assegnista di ricerca in Scienza politica presso il Dipartimento di Scienze politiche e sociali dell'Università degli Studi di Catania, dove insegna Organizzazioni complesse e governo locale. Per i nostri tipi ha già pubblicato il volume Questione e forme della cittadinanza, nella collana Quaderni Cedoc (2011).

Indice


Introduzione
La "questione" pubblico impiego in Italia
(Un problema "antico"; Occupazione pubblica e dualismo Nord-Sud; Il clientelismo non spiega tutto; La chiave di lettura; Le statistiche sul pubblico impiego: un'indispensabile avvertenza metodologica)
Il pubblico impiego dallo Stato liberale allo Stato gestore. 1859-1921
(Il peso della questione meridionale; Oltre la funzione di mediazione sociale; La crescita impiegatizia tra il 1859 e il 1921; I mutamenti di organico verso l'alto: la crescita dei quadri superiori amministrativi; Una vecchia "storia": il precariato; Il peso sociale e politico del pubblico impiego)
Prove di fidelizzazione di regime. 1922-1942
(La fascistizzazione della burocrazia: tra illusione e integrità di regime; La politica economica nel Mezzogiorno e la meridionalizzazione del pubblico impiego; Mancate riforme e crescita del pubblico impiego; Verso un sistema amministrativo "entizzato"; L'occupazione statale: Ministeri e Aziende Autonome; Il regime giuridico degli impiegati)
La burocrazia nella costruzione delle basi democratiche dell'Italia repubblicana. 1945-1962
(Il pubblico impiego nel nuovo regime democratico; La crescita del pubblico impiego tra il 1946 e il 1962; Tra continuità amministrativa e riforme del pubblico impiego; La nuova fase dell'amministrazione per enti: ancora un'opportunità per l'occupazione meridionale; Tentativi di invertire la rotta: la prima fase della Cassa per il Mezzogiorno; L'esordio di una funzione: il pubblico impiego come ammortizzatore sociale)
L'occupazione pubblica verso l'esondazione. 1963-1973
(Così fan tutti: la pratica della mediazione clientelare fa scuola; La crescita del pubblico impiego negli anni '60; Continuità amministrativa e riforme del pubblico impiego; Il protagonismo del sindacalismo confederale; La crescita burocratica tra politica ed economia; Le politiche di sviluppo per il Mezzogiorno: l'impatto sul mercato del lavoro pubblico; La "questione" del pubblico impiego (meridionale): da vizio d'origine a fattore strutturale)
Pubblico impiego e apoteosi del mercato politico. 1973-1991
(La lezione meridionale e l'illusione di una formula "vincente": moltiplicare le risorse (occupazionali) pubbliche; Occupazione pubblica e nuove realtà amministrative; La crescita del pubblico impiego tra il 1973 e il 1991; Il pubblico impiego tra precariato e femminilizzazione; Le riforme del pubblico impiego: prove (mancate) di cambiamento trasformativo; Le politiche di sviluppo per il Mezzogiorno e il mercato del lavoro)
Il ventennio confuso: dalle grandi riforme alla grande crisi. 1992-2012
(Pubblico impiego fin du siècle; Le dinamiche di crescita del pubblico impiego: inversione di tendenza vera o falsa?; La cura dimagrante fasulla: 1992-2006; La decrescita "reale": 2007-2012; L'insormontabile problema della disoccupazione meridionale; Un lavoro per donne?)
Vecchi e nuovi termini della "questione" pubblico impiego in Italia
Riferimenti bibliografici.