La dimensione latente dell'azione sociale
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Studi, ricerche
Dati
pp. 212,      1a edizione  2018   (Codice editore 1315.27)
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In breve
Dialogando criticamente con alcuni autori di riferimento (Bourdieu, Goffman, Hacking, Ginzburg, Freud, Elster e Garfinkel), il volume prova a rielaborare i fondamenti della tematica della “latenza”, ponendovi al centro il concetto di dimensione latente dell’agire sociale: la discrepanza tra ciò che il soggetto dell’azione ritiene che la sua azione sia e ciò che quella sua stessa azione si rivela essere concretamente.
Presentazione del volume

Ossessione ricorrente nell'opera di Robert K. Merton, la tematica della "latenza" ha rappresentato un terreno di riflessione elettivo su cui il pensiero sociologico ha spesso misurato capacità e limiti della propria immaginazione e della propria originalità. Dialogando criticamente con un ristretto numero di autori di riferimento (Bourdieu, Goffman, Hacking, Ginzburg, Freud, Elster e Garfinkel), il volume prova a rielaborare i fondamenti stessi di tale tematica, ponendovi al centro il concetto di dimensione latente dell'agire sociale: la discrepanza tra ciò che il soggetto dell'azione ritiene che la sua azione sia (e quindi gli elementi da cui egli pensa che essa sia formata) e ciò che quella sua stessa azione si rivela essere concretamente (di fatto, nelle sue conseguenze, a-tutti-gli-effetti occorsi nella pratica). Fondata su una sottovalutazione del peso del proprio agire da parte dell'agente, tale dimensione e` formata da tutti quegli elementi che erano, si`, presenti nell'azione materialmente attuata, ma che esistenzialmente (nella testa degli attori e nel contesto in cui si muovevano) erano ai margini della stessa, quando non ignorati del tutto. Sulla scorta di questo concetto inedito, i capitoli del libro sviluppano alcuni dei nodi principali a cui poter ancorare una versione rinnovata della teoria dell'azione sociale: l'identità mutevole degli eventi passati; il rapporto consequenziale tra passionalità e riflessività dell'agire; il senso comune e le routine quotidiane inavvertite; il ruolo di indizi, minuzie e di ciò che si presenta come apparentemente banale; la funzione analitica delle nozioni di aggregazione e meccanismo; le potenzialità inesplorate delle tecniche qualitative; il singolare passaggio dall'inconsapevolezza alla volontarietà di effetti e valutazioni.

Lorenzo Sabetta ha conseguito il dottorato di ricerca in Metodologia delle scienze sociali alla Sapienza Università di Roma ed è attualmente ricercatore postdoc presso il Dipartimento di Sociologia della University of Missouri/Columbia. Vincitore del premio AIS Giovani Sociologi nel 2016, ha curato l'edizione italiana di alcuni testi di sociologia americana (Brekhus, Merton). Fra le sue pubblicazioni più recenti: Basta che funzioni? Note su Big Data e teoria sociologica (2018); Interpreting life sociologically: the cases of Merton and Bourdieu (2018, con C. Lombardo).

Indice
Introduzione
L'indeterminatezza dell'azione. Circoscrivere il lavoro a partire da una riflessione di Ian Hacking
("Nulla cambia più rapidamente dell'immutabile passato; Un dibattito, molti dibattiti; Gli aspetti "a-tutti-gli-effetti-più-significativi" di un'azione; Il carattere spropositato dell'azione sociale e lo spazio della dimensione latente)
Una certa idea dell'azione sociale: Merton, Bourdieu e le teorie della pratica
(In pratica. Relazioni, obblighi, urgenze, coinvolgimento; L'azione in azione e il suo studio: un rapporto consequenziale; Le ragioni di una critica in comune; Il rapporto Merton/Bourdieu come autoesemplificazione dell'oggettivazione dei soggetti oggettivanti (o, il ruolo non demiurgico del sociologo); Il ruolo della teoria nella dialettica tra soggettività e oggettività)
Routine, senso comune, etnometodi: sociologie dell'inavvertito
(Dare per scontato il "dato-per-scontato"; "Senso comune" e "vita quotidiana" come concetti specialistici; Il concetto di etnometodo è un etnometodo?; La rarità dello straniamento e lo sguardo etic dell'etnometodologia; Implicazioni di una sociologia dell'implicito; Quali modelli interpretativi? Criteri di (in)adeguatezza)
Dalle funzioni latenti al paradigma indiziario: un modello interpretativo "in contropelo"
(Ancora su oggettività e soggettività nell'azione sociale: Merton e la "lucidità dell'approccio funzionale; Involontarietà e consapevolezza, effetti e cause; La logica procedurale di Scienza, tecnologia e società nell'Inghilterra del XVII secolo e i suoi presupposti; Indicatori involontari. La strategia del "paradigma indiziario"; L'enigma non dà chiarimenti su se stesso)
Connessioni opache. La dimensione latente dell'azione tra meccanismi, scatole nere e puzzle
(Quando i fenomeni sociali sono un rompicapo; Inintenzionalità senza aggregazione; Il "primato analitico delle conseguenze": la dimensione latente come valorizzazione della specificità della teoria dell'azione sociale)
Tecniche qualitative e dimensione latente: una connessione controintuitiva
(Tecniche qualitative e soggettivismo: una connessione intuitiva; Tradirsi, rivelarsi, esporsi; Talk is Cheap: nuove direzioni nella ricerca etnografica statunitense contemporanea; Le tecniche qualitative e l'estensione dell'esposizione)
La transizione dal latente al manifesto: effetti inintenzionali come obiettivi
(Scopi improponibili. Il fascino discreto dell'inconsapevolezza nell'agire sociale; Classificare, regolamentare, incentivare. I criteri che si auto-invalidano; Intenzioni e conseguenze, convinzioni e responsabilità. La transizione latente/manifesto e l'uso strumentale dell'espressività; Da segni a segnali: excursus sulla "teoria della segnalazione")
Riflessioni conclusive
Riferimenti bibliografici.