RISULTATI RICERCA

La ricerca ha estratto dal catalogo 105855 titoli

Andrea Castiello d’Antonio, Davide Cavagna, Mauro Fornaro, Silvia Marchesini, Euro Pozzi, Fabrizio Rizzi, Francesco Scotti

Recensioni

PSICOTERAPIA E SCIENZE UMANE

Fascicolo: 1 / 2026

Alessandra Schiaffino

Interventi

PSICOTERAPIA E SCIENZE UMANE

Fascicolo: 1 / 2026

Zara Mehrnoosh

Interventi

PSICOTERAPIA E SCIENZE UMANE

Fascicolo: 1 / 2026

Jeane Magagna

Interventi

PSICOTERAPIA E SCIENZE UMANE

Fascicolo: 1 / 2026

Eve Ashley

Interventi

PSICOTERAPIA E SCIENZE UMANE

Fascicolo: 1 / 2026

Lida Anagnostaki

Interventi

PSICOTERAPIA E SCIENZE UMANE

Fascicolo: 1 / 2026

Vittorio Gallese, Ugo Morelli

Body to body dialogue: empatia e psicoterapia

PSICOTERAPIA E SCIENZE UMANE

Fascicolo: 1 / 2026

L’affermazione del paradigma corporeo-relazionale suscita resistenze. Che la mente sia relazionale, incarnata e situata, che l’empatia sia prelinguistica e pre-intenzionale, che l’osservatore sia nel sistema osservato, sono acquisizioni consolidate da verifiche sperimentali. A partire da esse, l’empatia nella relazione terapeutica mostra come si ridefinisce il rapporto tra epistemologia e prassi, cercando le condizioni per una continua ricerca di coinvolgimento e distacco, proponendo una delle prospettive più avanzate su cui riflettere.

Mark L. Ruffalo

Riflessioni sul terzo analitico: postmodernismo, psicoanalisi e psicopatologia

PSICOTERAPIA E SCIENZE UMANE

Fascicolo: 1 / 2026

Il concetto di “terzo analitico” (analytic third) è diventato centrale nella psicoanalisi relazionale e intersoggettiva contemporanea, offrendo un linguaggio suggestivo per descrivere le qualità emergenti e ineffabili dell’esperienza analitica. Tuttavia, in psicoanalisi le metafore tendono spesso ad acquisire un peso ontologico, e il terzo analitico rischia di diventare più di una semplice metafora: un “campo” quasi dotato di agentività che finisce per spostare in secondo piano la centralità della mente individuale. Viene esaminato il concetto di terzo analitico nel contesto della svolta postmoderna della psicoanalisi e sostenuto che la sua portata esplicativa è limitata quando viene applicata alla psicopatologia grave. Muovendo da un punto di vista di realismo critico, si distingue tra una modestia epistemologica (la natura mediata e dialogica della conoscenza analitica) e una inflazione ontologica (l’idea che la psicopatologia risieda “tra” due persone). Il disturbo borderline di personalità funge da caso-test, poiché la sua impressionante ripetitività attraverso relazioni diverse implica l’esistenza di una struttura interna durevole, piuttosto che di un disturbo puramente co-costruito. Una posizione equilibrata consente di preservare il processo relazionale senza dissolvere la realtà intrapsichica.

Dal 2002 al 2015, sotto la direzione di Tom Insel, il National Institute of Mental Health (NIMH) degli Stati Uniti, che è la più grande agenzia pubblica per i finanziamenti della ricerca sulla salute mentale, ha investito circa 20 miliardi di dollari per ricerche sulle neuroscienze, sottofinanziando le ricerche cliniche. Tali politiche non hanno prodotto miglioramenti significativi negli indicatori di salute mentale, e si auspica che l’NIMH investa molto di più nelle psicoterapie, soprattutto nelle terapie psicodinamiche.

Thomas Rabeyron

Le terapie psicoanalitiche sono efficaci

PSICOTERAPIA E SCIENZE UMANE

Fascicolo: 1 / 2026

Il 21 novembre 2025 la senatrice francese Jocelyne Guidez e altri senatori (dodici in tutto) hanno presentato un emendamento (n. 159) al “Progetto di Legge di Finanziamento della Sicurezza Sociale” (Projet de Loi de Financement de la Sécurité Sociale [PLFSS]) del 2026 volto a vietare le terapie psicoanalitiche nei Servizi di salute mentale in Francia. L’obiettivo dell’emendamento era quello di «garantire la coerenza scientifica e l’efficienza delle spese dell’assicurazione sanitaria», in quanto «le terapie psicoanalitiche, in particolare quando applicate a disturbi del neurosviluppo, d’ansia, depressivi e condizioni psichiatriche croniche, attualmente non hanno una validazione scientifica». Questa proposta – che peraltro non era documentata con dati di ricerca – ha suscitato una forte presa di posizione da parte di professionisti e associazioni del settore (psicologi, psichiatri, sindacati di categoria, etc.), con varie iniziative tra cui una petizione che ha raccolto oltre 100.000 firme allo scopo di difendere la pluralità degli approcci terapeutici in salute mentale. Anche il governo si è opposto all’emendamento, che è stato subito ritirato. Viene argomentato che le terapie psicoanalitiche sono efficaci, e vengono elencate e descritte alcune delle principali ricerche controllate sulla loro efficacia.

Alberto Merini, Paolo Migone, Giorgio Meneguz, Giancarlo Grasso, Enrica Crivelli

Nel ricordo di Marcella Balconi / Nota introduttiva / Marcella Balconi: l’investimento appassionato di una vita

PSICOTERAPIA E SCIENZE UMANE

Fascicolo: 1 / 2026

Dopo una Nota introduttiva di Giorgio Meneguz, viene ripubblicato l’articolo di Giancarlo Grasso ed Enrica Crivelli “Marcella Balconi: l’investimento appassionato di una vita”, originariamente uscito nel n. 55/2007 di Quaderni di Psicoterapia Infantile. Marcella Balconi (1919-1999) ha saputo integrare la clinica psicoanalitica dell’età evolutiva con l’impegno sociale, profondamente convinta che lo sviluppo del bambino sia inseparabile dal contesto politico ed economico. Esposta precocemente alla violenza fascista, la sua vita fu plasmata dalla coscienza politica di sinistra: partecipò attivamente alla Resistenza e, nel dopoguerra, ricoprì un ruolo cruciale nell’ONMI (Opera Nazionale Maternità e Infanzia) per l’assistenza post-bellica a madri e orfani. La sua formazione, intrapresa dopo il 1948, fu internazionale, a partire dall’analisi a Losanna con Nissim Beno e dall’incontro determinante con Serge Lebovici. Di ritorno in Italia, fondò a Novara il primo Servizio di neuropsichiatria infantile, destinato a diventare un centro di formazione controcorrente. Balconi criticò la rigida ortodossia della psicoanalisi istituzionale, in particolare l’alto costo dei trattamenti. Il suo approccio pratico e originale poneva l’osservazione del bambino e del suo contesto famigliare e sociale come principio cardinale. Nella seconda metà della sua attività, integrò le teorie kleiniane con la precedente formazione franco-svizzera e annafreudiana dando vita a un pensiero del tutto autonomo da ogni scuola o etichetta. Eletta deputata per il Partito Comunista Italiano (PCI) nel 1963, si batté per i diritti sociali e per l’approvazione della Legge 444/1968 sulla scuola materna statale, lasciando un insegnamento di grande attualità sull’urgenza di un lavoro capillare sul territorio e di una formazione che sia sempre critica e multifocale.

Riccardo Gramantieri

L’aratro e il contadino. Freud nello specchio di Groddeck

PSICOTERAPIA E SCIENZE UMANE

Fascicolo: 1 / 2026

Georg Groddeck (1866-1934) è stato uno psicoanalista originale che sottolineò l’elemento somatico della psicoterapia in un periodo in cui lo psichico era ancora preponderante. Autodefinitosi “selvaggio”, era piuttosto “indomito” (come lo definì Martin Grotjahn), cioè fuori dal “pascolo” psicoanalitico. Eppure Freud – in un periodo nel quale era dedito a salvaguardare l’ortodossia del movimento – ebbe grande simpatia per questo medico termale che, inizialmente, aveva osteggiato la psicoanalisi e che ora, chiamandosi psicoanalista, proponeva l’esistenza di un Es che influiva sul corpo. Da parte sua Groddeck affermava di essere “innamorato” forse più di Freud che non della psicoanalisi. Questo legame transferale ricorda, in parti invertite, quello tra il giovane Freud e il berlinese Fliess, che inizialmente spronò Freud a proseguire nelle sue teorie all’epoca controcorrente. Partendo dalla corrispondenza tra Freud e Groddeck, si descrive questa relazione nella quale Freud rivive i primi anni della propria vita professionale impersonando però Fliess, e vede in Groddeck sé stesso, il pensatore originale che cercava di affermare le proprie teorie a dispetto del clima di avversione della psichiatria del tempo.

Morris N. Eagle

Concezioni psicoanalitiche dell’agorafobia

PSICOTERAPIA E SCIENZE UMANE

Fascicolo: 1 / 2026

La sindrome agorafobica viene affrontata da diversi punti di vista. La discussione delle varie spiegazioni dell’agorafobia che si sono succedute negli anni mostra che sono avvenuti importanti cambiamenti nella teoria psicoanalitica. L’eziologia e il mantenimento dell’agorafobia includono il ruolo dei fattori genetici, delle dinamiche intrapsichiche e interpersonali e dell’influenza delle condizioni sociali. Vengono presi in esame anche i contributi della teoria dell’attaccamento e alcune ricerche non psicoanalitiche che hanno contribuito a comprendere la sindrome agorafobica, sottolineando l’importanza del rinforzo e della generalizzazione dell’ansia, e l’efficacia della tecnica della esposizione. Alla fine viene presentato anche un esempio clinico. Nelle conclusioni viene sottolineato che la comprensione e il trattamento dell’agorafobia richiedono un approccio multimodale e interdisciplinare.

Erich Fromm

Il condizionamento sociale della terapia psicoanalitica (1935)

PSICOTERAPIA E SCIENZE UMANE

Fascicolo: 1 / 2026

Viene discussa la terapia psicoanalitica mettendone in luce i condizionamenti sociali e culturali a partire dal concetto di resistenza e dalle forme di angoscia che ne sono alla base. La rimozione non deriva soltanto dalla paura di punizioni esterne o dalla perdita dell’amore di figure significative, ma soprattutto dal timore dell’isolamento e della perdita del sostegno sociale. Viene messo in discussione l’atteggiamento analitico tradizionale, fondato su impassibilità e freddezza, mostrando come possa riflettere i valori e i tabù della morale borghese. Attraverso un’analisi critica delle posizioni di Freud sulla tolleranza e sulla morale sessuale, viene evidenziato il rischio che la tecnica analitica riproduca atteggiamenti autoritari e patriarcali. È importante che l’atteggiamento dell’analista esprima un’approvazione incondizionata delle esigenze di felicità del paziente, come condizione essenziale per il superamento delle resistenze e per l’efficacia terapeutica.