Il partito globale. La nuova lingua del neolaburismo britannico
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pp. 208,      1a edizione  2005   (Codice editore 291.44)

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Presentazione del volume

Our values are the same: the equal worth of all, with no one cast aside; fairness and justice within strong communities. But we have liberated these values from outdated dogma or doctrine, and we have applied these values to the modern world (Labour Manifesto 1997).

Dalla seconda metà degli anni '80 alla prima metà degli anni '90, il partito laburista britannico attraversa una fase di riorganizzazione politica che si attualizza nei contenuti e secondo un processo di ridefinizione identitaria in cui la lingua non è strumento ma sostanza del cambiamento. Le elezioni del 1997, che hanno portato il New Labour al successo, hanno rappresentato il primo momento di comunicazione del rinnovamento laburista, il primo e riuscito riconoscimento pubblico di un soggetto politico programmaticamente nuovo. Al progetto ideologico sulla società futura, che prima opponeva il socialismo alla destra, il partito di Tony Blair e Gordon Brown ha sostituito il principio di competizione che governa il modern world , adottando la retorica della globalizzazione come chiave di volta per ristrutturare la propria identità e conciliare gli opposti, ottenere il consenso e consumare il distacco e l'abbandono dal codice della 'vecchia' ideologia. Ma se l'assenza di una lingua speciale della politica sembra l'esempio più evidente della tensione neolaburista verso il 'centro', non sono scomparse le strategie discorsive di ristrutturazione e dissimulazione del potere, che, anzi, sono più sottili, quasi invisibili.
La politica blairiana, che sostiene, letteralmente, di parlare la stessa lingua della gente e non impone specifiche categorie linguistiche e concettuali, enfatizza la soluzione di problemi 'reali', la separazione dei 'fatti' dalle idee astratte, ma esilia qualsiasi formulazione ideologica e quindi la politica nel dominio dell'irrazionalità, occultando i segni di una nuova mistificazione. La realtà viene mascherata attraverso un nuovo lessico, una nuova logica argomentativa, nuovi discorsi.

Paolo Donadio è un ricercatore di lingua inglese presso la Facoltà di Economia dell'Università "Federico II" di Napoli, dove ha conseguito il titolo di dottore di ricerca in English for Special Purposes . Si occupa di analisi critica del discorso e in particolare del rapporto tra lingua e ideologia politica, di linguistica cognitiva, di teoria e prassi della traduzione.

Indice


Lingua e ideologia nel New Labour
(Il fenomeno culturale; Forme della transizione; La lingua del partito globale; La cornice interdisciplinare; Descrizione del lavoro e corpus di riferimento)
La retorica della globalizzazione
(La globalizzazione come chiave della modernità; Alle origini del New Labour; La conversione neolaburista; Globalizzazione e comunicazione)
La rimozione narrativa
(Dal socialism al social-ism; La nuova Classe IV e l'istanza deittica; Valori vecchi e nuovi del laburismo; La declinazione del pensiero anti-ideologico; La fine del sistema)
Il testo e le sue voci
(La relazione con gli elettori; La personalizzazione della politica; Tipologia discorsiva; Il discorso aziendale; Il discorso metapolitico)
Metafore dell'ideologia
(Il ruolo dello stato 'genitore'; La transitività come fattore ideologico; Il modello neolaburista peer to peer; Lo spazio verticale della politica)
L'interazione con gli elettori
(fare con le parole; Il parametro contestuale; La modalità come spia ideologica; La variazione modale negli speeches; Risultati; Conclusioni; Bibliografia.