Il contributo della Scienza Aperta per la promozione di una cultura di pace

Titolo Rivista WELFARE E ERGONOMIA
Autori/Curatori Luciana Taddei, Claudia Pennacchiotti
Anno di pubblicazione 2026 Fascicolo 2026/1
Lingua Italiano Numero pagine 40 P. 115-140 Dimensione file 205 KB
DOI 10.3280/WE2026-001008
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Questo studio, muovendo dai principali documenti dell’ONU relativi all’educazione e alla cultura della pace, e dalle riflessioni di teorici come Galtung, tra i fondatori degli studi sulla pace, è volto a cogliere ed evidenziare le relazioni esistenti tra cultura della pace e dinamiche educative e di produzione di conoscenza scientifica. In particolare, sulla base del frame della pace positiva elaborato da Johan Galtung, ci si domanda quanto i fattori costitutivi delle teorie e delle pratiche dell’educazione e della scienza moderna siano esplorabili come percorsi di pace positiva e siano quindi inscrivibili nei processi di costruzione di società pacifiche. Si parte dalla considerazione che la pace non è solo “negativa” – assenza di guerra e violenza –, ma, come è stato evidenziato in particolare da Galtung, è declinabile soprattutto come processo, volto alla costruzione di società pacifiche. Ci si domanda che ruolo possano dunque rivestire da un lato, l’impresa scientifica, che frequentemente è stata artefice o veicolo, forza pensante o agente per il perseguimento di processi e prodotti bellici; dall’altro lato, l’educazione che, tesa alla continuazione della società, oltre che allo sviluppo individuale, può essere utilizzata come strumento per il consolidamento di società non inclusive e il mantenimento delle distanze tra classi sociali. Tra i fattori considerati, un ruolo particolare è rivestito dagli aspetti dialogici e relazionali, nonché dal concetto di trasformazione. La cultura della pace, infatti, è indissolubilmente legata al dialogo, al confronto, alla collaborazione, alla presa d’atto della varietà dei punti di vista in una prospettiva di superamento dei particolarismi. Dal canto suo, la scienza moderna ha definito i propri paradigmi epistemologici basandosi sul ripudio della segretezza e del principio di autorità e sull’avvio di processi dialogici, in continua negoziazione, tra le discipline e con la società. La “coscienza dialogica” avanzata da Morin in opposizione al “delirio” di guardare le cose da un unico punto di vista, apre la strada sul piano educativo a un’idea di trasformazione sociale, concetto variamente declinato da filosofi, sociologi e pedagogisti ed espresso con particolare efficacia da Bertoni Jovine. L’analisi di ricerche e sperimentazioni centrate su diverse dimensioni dell’educazione trasformativa e dell’approccio partecipato nella ricerca sociale, concorre a delineare il ruolo delle scienze umane e sociali nella costruzione di una cultura della pace.

Parole chiave:pace positiva; educazione; scienza; studi sulla pace; dialogo; scienza e società.

Luciana Taddei, Claudia Pennacchiotti, Il contributo della Scienza Aperta per la promozione di una cultura di pace in "WELFARE E ERGONOMIA" 1/2026, pp 115-140, DOI: 10.3280/WE2026-001008