Carcere e fascistizzazione

Analisi di un modello totalizzante

Autori e curatori
Livello
Studi, ricerche
Dati
pp. 272,      1a edizione  2005   (Codice editore 320.35)

Carcere e fascistizzazione. Analisi di un modello totalizzante
Tipologia: Edizione a stampa
Prezzo: € 28,50
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Codice ISBN: 9788846463227

Presentazione del volume

La creazione dello Stato fascista si sviluppò tra due direttive informatrici generali: la mitologia e l'organizzazione politica delle istituzioni. Con la prima, il fascismo volle rappresentare a sé stesso e al mondo un'idea nuova di Nazione e di italianità, sopperendo alla congenita - secondo il duce - labilità caratteriale degli italiani, degenerati da "secoli di servaggio" e dalla influenza della Chiesa che "l'ha rammollito, svirilizzato, gli ha tolto il gusto del potere effettivo, l'ha disarmato". D'altra parte è notoria la visione antropologica di Mussolini della "massa" che "non è altro che un gregge di pecore, finché non è organizzata"; "ti assicuro che vi riuscirò, [Il popolo] dovrà convincersi che deve obbedire a farsi maggiorenne. Quando avrà imparato a obbedire dovrà credere e crederà. Dopo marcerà compatto al mio comando" (da P. Ludwig Colloqui con Mussolini , 1932)

Ma accanto alla ideazione mitologica (con un insieme di empito volontaristico, di marinettismo, di "muscolarismo"), in una parola accanto alla irrazionalità letteraria, doveva contribuire alla creazione dell' homo novus , cioè del perfetto fascista, e più in generale delle Stato etico, la razionale organizzazione delle istituzioni politiche e giuridiche. Le quali dovettero essere necessariamente pervasive e accompagnare il cittadino dalla nascita alla morte, per "istituzionalizzare" anche la sfera privata dell'individuo.

Tra queste ci furono certamente anche la legislazione e la prassi carceraria che in armonia con l'ideologia fascista, si servirono molto di "bastone e carota", insieme. Certo le carceri italiane non erano mai state (e non sarebbero mai state né prima né dopo di allora) un eden. Il fascismo, tuttavia, le pose al centro di un perverso disegno totalizzante: all'insegna di un malinteso paternalismo umanitario, la politica penitenziaria del regime divenne una delle tessere fondamentali del mosaico assorbente ideato e voluto dal "duce redentore". Al di là dei luoghi comuni e delle facili mistificazioni, è forse questa la critica più fondata e più severa che si possa rivolgere alle istituzioni del ventennio.

Giovanni Tessitore insegna Sociologia giuridica presso il polo didattico di Agrigento dell'Università di Palermo. In questa stessa collana ha pubblicato: Il nome e la cosa . Quando la mafia non si chiamava mafia (1997); Fascismo e pena di morte. Consenso e informazione (2000); L'utopia penitenziale barbonica. Dalle pene corporali a quelle detentive (2002)

Indice


L'eredità liberale
L'equivoco del paternalismo autoritario
I ragazzi del coro
Indice dei nomi.