Il pentagramma del diavolo

Perchè la burocrazia è un alibi perfetto?

Contributi
Roberto Bertolini, Paola Borz, Giuseppe Ferrandi, Filippo Patroni Griffi, Giorgio Postal
Livello
Saggi, scenari, interventi
Dati
pp. 178,      1a edizione  2020   (Codice editore 1420.1.208)

Il pentagramma del diavolo Perchè la burocrazia è un alibi perfetto?
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In breve

Se non si risolve il nodo cruciale della burocrazia il Paese non riparte. E purtroppo la burocrazia è un alibi perfetto per tutti gli attori in campo. Questo saggio si pone l’arduo obiettivo di smontare l’alibi perfetto, tentando di suggerire anche qualche possibile via d’uscita.

Presentazione del volume

Se non si risolve il nodo cruciale della burocrazia il Paese non riparte, non può ripartire. E purtroppo la burocrazia è un alibi perfetto per tutti gli attori in campo.
"C'è qualcosa che metta insieme tutti i profili esaminati dagli Autori per dare una svolta e per uscire dal 'pentagramma del diavolo'? La risposta è netta: la vaccinazione contro l'ignoranza è la formazione e l'educazione ai valori." (Dall'Introduzione di Filippo Patroni Griffi, Presidente del Consiglio di Stato)


Se non si risolve il nodo cruciale della burocrazia il Paese non riparte. E purtroppo la burocrazia è un alibi perfetto per tutti gli attori in campo.
Lo è per i politici, che ogni volta sostengono che le leggi e i provvedimenti proposti vanno bene ma sono bloccati dagli apparati burocratici. Lo è per gli organi di controllo, che, a prescindere dagli effetti delle loro azioni sulla società e sull'economia, possono comunque dimostrare di aver compiuto il proprio dovere. Lo è per la stessa burocrazia, che si sente vittima del caos delle norme, dell'ossessione dei controlli, della scarsità di mezzi. È un alibi perfetto anche per la tecnologia che, se non riesce ad adattare le proprie logiche alle esigenze organizzative, accusa di resistenza all'innovazione gli apparati amministrativi. Infine, lo è anche per i cittadini, che cedono al senso di impotenza senza tentare alcuna reazione civica.
Questo saggio si pone l'arduo obiettivo di smontare l'alibi perfetto, tentando di suggerire anche qualche possibile via d'uscita. Se nella prima parte il Pentagramma del diavolo prende in considerazione gli alibi delle cinque aree critiche trattate (politica, magistratura, amministrazione, tecnologia e società), nella seconda propone al lettore elementi di riflessione su come, realisticamente, si possano finalmente immettere nelle Pubbliche Amministrazioni italiane enzimi di reale cambiamento. Un cambiamento che ha bisogno di un approccio innovativo che sappia intervenire sul binomio organizzazione-formazione, agendo con logiche di sistema e ad un tempo con approcci puntuali.

Mauro Marcantoni, sociologo e giornalista, ha avuto importati responsabilità dirigenziali in diverse pubbliche amministrazioni e si è dedicato alla ricerca e alla formazione in ambito pubblico. Attualmente dirige l'Istituto per l'Assistenza allo Sviluppo Aziendale di Trento.

Luciano Hinna, dopo esperienze ai massimi vertici di società internazionali di consulenza nel settore privato, si occupa da vent'anni di alta consulenza in ambito pubblico e di insegnamento universitario. È stato componente della CIVIT, prima della sua trasformazione in ANAC.

Francesco Dall'Olio, giurista e magistrato, è sostituto procuratore a Roma dove, prima di passare ad altri incarichi, si è occupato per oltre vent'anni di reati contro la pubblica amministrazione, seguendo importanti processi.

Indice

Filippo Patroni Griffi, Introduzione
Roberto Bertolini, Giorgio Postal, Presentazione
Nota degli autori
(Il contesto; Gli autori e il taglio delle riflessioni; I promotori; La scelta del titolo; La struttura del volume; L'augurio)
Parte I. La sindrome dei 5 anelli
La palude delle norme
(Il legislatore non sa fare il legislatore; Troppe leggi alla "deriva"; I costi delle approssimazioni normative; L'organizzazione non si fa con le norme; Dall'innovazione per norma all'innovazione per esigenza; Andiamo oltre l'armiamoci e partite)
Troppi arbitri a fondo campo
(Conciliare e non contrapporre legalità e risultato; Corte dei Conti, insistere sui controlli collaborativi; Le grandi domande dell'amministrazione giudiziaria; Quante volte dobbiamo ripetere un'autopsia? Le aree di intersezione; La magistratura fiscale)
Una burocrazia in affanno
(I servizi in scatola di montaggio; L'incompiuta transizione dai compiti ai risultati e l'incapacità di programmare; Innovare il modello organizzativo; Evitare la fuga dalle responsabilità; Il nodo critico delle risorse umane; Gestire e non solo amministrare)
La Pubblica Amministrazione impermeabile all'innovazione
(La burocrazia vince perché manca innovazione; Utilizzare meglio i dati della Pubblica Amministrazione; Un piano industriale per la Pubblica Amministrazione; L'importanza della blockchain; La spinta generativa della formazione)
Da suddito a co-attore: il nuovo ruolo della società
(Se è lo Stato a non fidarsi; Dalla colpa alla vergogna; Il valore del capitale sociale; Senza empatia le riforme rimangono al palo; Il bene pubblico come dovere individuale)
Parte II. Scacco all'alibi
Smascheriamo il colpevole
(Verso una nuova cultura; Sburocratizzare in 5 mosse; La nuova mission della Pubblica Amministrazione; L'efficacia è nei comportamenti; Smart working, opportunità per riorganizzare e ammodernare il lavoro pubblico)
Dalla legalità formale alla legalità generativa
(La responsabilità come agente di innovazione; La sfida del coinvolgimento attivo; Il giunto elastico tra azione politica e azione amministrativa; Tutto è permesso tranne ciò che è vietato)
Per essere normali non serve l'emergenza
(L'emergenza è la "normalità" mal riuscita; Il rischio come fisiologia del fare; Dal riconoscimento degli errori l'impulso a migliorare; Gestire il rischio per crescere)
Conclusioni. Il martello e il punteruolo
Paola Borz, Giuseppe Ferrandi, Postfazione.




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